Alchimie fotografiche
- Home
- Alchimie fotografiche
Alchimie fotografiche
Un personale benvenuto in questa nuova rubrica dedicata alla fotografia con le sue sfumature contaminate d’altro. Che siano emozioni, visioni, follie o sogni, tutto sta nello sguardo e in ciò che evoca. In Alchimie fotografiche i protagonisti saranno immagini, persone, relazioni, contesti e, perché no, anfratti inaspettati provenienti da ogni dove. Un punto di vista che vuole andare oltre la storia, la tecnica o l’analisi di fotografie che immortalano e fermano tutto ciò che siamo e viviamo in un dato momento. La fotografia che ha il potere trasformativo, come l’azione alchemica, di evolvere in molto altro: prima, durante e dopo, senza limiti di tempo e di spazio, intorno a noi ma soprattutto dentro di noi attraverso le relazioni e gli sguardi sul mondo.
Baudelaire scrisse agli albori della fotografia “La fotografia è pura, nuda realtà. Ma se la realtà invade l’arte senza mediazione alcuna, come può l’arte donare sollievo? L’arte è il regno dell’inconscio, del sogno. La fotografia straccia questo velo donando all’osservatore un momento reale ed esistenziale che non ha bisogno di interpretazioni, di critiche. Lo scatto appare così com’è, dentro non c’è altro.“

Mi chiedo, dunque, come si sia evoluta nel tempo questa sua affermazione (già all’epoca molto dibattuta) o come la si possa ancora condividere o meno. Di fatto Baudelaire non condanna la fotografia e ne riconosce la capacità di poter essere memoria nel tempo del reale e del presente ma non la riconosce come forma d’arte. Pur amando il geniale poeta, sento personalmente di volermi scostare da questa sua affermazione e allo stesso tempo gli sono grata per la riflessione e la provocazione che ci suggerisce. Sarà che oggi siamo tutti fotografi con uno smartphone tra le mani, sarà che vi è una rincorsa senza eguali ad inseguire effetti speciali e immagini impeccabili, penso che la fotografia ci possa, invece, spronare a cercare ancora e altro, facendo attenzione a non confondere fotografie con immagini. La differenza è enorme.
La fotografia non nasce come linguaggio isolato. Nasce come contrasto, come attrito con pittura, scultura, avanguardie, documentazione e non solo. Man mano ne diventa prima supporto, come vera e propria necessità di immortalare un istante reale, poi il lento riconoscimento di questo strumento la annovererà tra le arti propriamente dette.
Richiama l’unicità di chi coglie una piccola parte di mondo da catturare e di come sceglie di rappresentarlo. L’esistente non privilegia nessuno, offre oggettivamente agli occhi di tutti la stessa opportunità, lo stesso quadro.
“Come in alto così in basso, come dentro così fuori.” È il principio espresso da Ermete Trismegisto in cui sostiene che il microcosmo (individuo/interno) riflette il macrocosmo (universo/esterno) e viceversa.
La differenza sta anche nella storia personale e unica di chi scatta, come sosteneva Ansel Adams “Non fai solo una fotografia con una macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato“.

L’azione e la capacità di cogliere l’attimo davanti a noi sanno restituire potenza e straordinarietà ma esiste anche un tempo infinito di attimi fuori di noi che sono dentro di noi. Un modo, tra tanti altri, di restituire una visione originale e permetterci di definire la fotografia come arte, capace di interagire e influenzare il contesto culturale sociale e umano.
foto in copertina Ansel Adams | Pinnacles, Alabama Hills, Owen Valley, California, 1945
Seguici anche su WhatsApp
Ricevi i nuovi articoli di Poliedrico Magazine direttamente sul tuo telefono.
🟢 Entra nel canale WhatsApp- Share
Marica Preto
Marica Preto vive a Verona dove si dedica alla fotografia e alle sue contaminazioni attraverso una costante ricerca di concetto fondata su introspezione, identità e consapevolezza. Si ispira d’arte, scrittura, poesia, teatro, danza e quant’altro fondendo insieme il proprio essere con la propria professione. Realizza progetti fotografici specifici per le donne e non solo, collabora con realtà teatrali e artistiche attraverso i suoi contributi tecnici e creativi. Fondatrice del progetto Resta Viva, un ausilio ai professionisti impegnati nella relazione di aiuto attraverso la fotografia. I suoi progetti sono di carattere sperimentale-personale, sociale, culturale ed artistico. Organizza e conduce incontri di formazione sull’arte visiva e la fotografia terapeutica.

















