Alle origini di Castelvero: dai Guantieri ai Da Campo

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Alle origini di Castelvero: dai Guantieri ai Da Campo

Storia lunga di un feudo vescovile

Nella mia ricerca dedicata a Castelvero, raccontata nel libro Castelvero. La storia millenaria di un feudo vescovile e dei suoi abitanti, ho cercato di ricostruire il DNA profondo di questo territorio, seguendo le tracce lasciate dalle famiglie, dalle istituzioni e dalle comunità che nel corso dei secoli ne hanno costruito l’identità. Una delle vicende più significative per comprendere l’evoluzione del feudo riguarda l’arrivo dei Da Campo, ma per coglierne il senso pieno è necessario ripartire dalla prima grande investitura documentata: quella dei Guantieri.

Nel 1396 il vescovo Giacomo Rossi concesse il feudo di Castelvero e San Salvatore a Nicolò Guantieri della contrada di San Marco di Verona, esponente di una famiglia facoltosa di cambiatori e banchieri. Nicolò non era solo un uomo di ricchezza, ma una figura di grande peso politico: fu infatti fattore e prefetto della città di Verona per conto di Giangaleazzo Visconti, duca di Milano. Non sorprende che proprio lui abbia ricevuto il feudo, dato che lo stesso vescovo Rossi era stato eletto nel 1388 su volontà diretta di Galeazzo Visconti, del quale era consigliere personale e uomo di completa fiducia. I Visconti, che avevano preso il posto degli Scaligeri nel controllo di Verona, consolidavano così la loro influenza sul territorio montano veronese, prima di passare il testimone alla Repubblica di Venezia, che avrebbe poi dominato la regione per secoli.

Il feudo concesso ai Guantieri non era un possedimento qualunque: comprendeva “totam curiam et pertinentiam Castri Veteris et Sancti Salvatoris”, con tutti i relativi diritti sulle acque e sugli acquedotti, sulla caccia e sulla pesca (venandi et pescandi), oltre ai diritti di decima. Una signoria ricca e complessa, resa ancora più preziosa dalla presenza del corso d’acqua che nei secoli ha favorito attività molitorie e allevamento, due pilastri dell’economia locale sempre collegati alla città di Verona.

Castelvero. Cartolina del 1905. La strada passava ancora in mezzo alle case dei borghi di Castelvero.

Questa prima fase si chiuse con la morte, nel 1430, dell’ultimo feudatario della famiglia, Paolo Filippo Guantieri. Privo di eredi, lasciò i suoi beni alla Casa di Pietà di Verona, ma il feudo non poteva essere trasmesso per testamento, in quanto bene ecclesiastico detenuto jure pheudi. Come racconto nel mio libro, nel 1433 il vescovo Guido Memo recuperò pienamente il feudo e decise di conferirlo a Cristoforo Da Campo, esponente di una famiglia che in quel periodo stava emergendo tra le élite giuridiche e amministrative della città. Cristoforo era un giurista raffinato, laureato a Padova, riformatore degli statuti cittadini e membro del Collegio dei Giudici e Avvocati di Verona. La sua investitura, però, non avvenne senza conflitti: la Casa di Pietà rivendicò il lascito dei Guantieri, dando vita a un contenzioso che durò dieci anni e si concluse solo nel 1443, quando una sentenza riconobbe ai Da Campo la titolarità definitiva del feudo di Castelvero e San Salvatore.

Dall’ingresso dei Da Campo in poi, la storia del feudo prende una nuova direzione. La famiglia, che avrebbe mantenuto la signoria fino all’età napoleonica, impresse al territorio un modello di gestione attento alle risorse, alle colture e alla valorizzazione delle acque. I documenti del Quattrocento e del Cinquecento testimoniano una presenza capillare: livelli, concessioni, soccide, diritti perpetui su terreni fertili coltivati a cereali, vigne, pomari e castagneti. È in questo periodo che il paesaggio agrario di Castelvero assume la sua fisionomia più riconoscibile, quella che ancora oggi possiamo intuire nei suoi spazi aperti, nei terrazzamenti e nei percorsi dell’acqua.

La vicenda che dai Guantieri conduce ai Da Campo non è solo un capitolo locale, ma una finestra sulla storia universale del Medioevo veronese: mostra il ruolo del vescovado nella gestione del territorio, l’influenza politica dei Visconti e poi della Repubblica di Venezia, l’ascesa delle famiglie cittadine attraverso il diritto e il servizio pubblico, e il funzionamento concreto della signoria rurale. Castelvero non è un caso minore: è un laboratorio di storia, dove le traiettorie del potere, dell’economia e della comunità si intrecciano per secoli, lasciando un’eredità che ancora oggi possiamo leggere nelle sue pietre, nei suoi mulini e nella memoria delle famiglie che lo hanno abitato.

Stefano Valdegamberi, autore diCastelvero. La storia millenaria di un feudo vescovile e dei suoi abitanti(2024), edizioni Zerotre.

Foto in alto: Foto panoramica di Castelvero. E’ visibile la nuova strada al di fuori delle abitazioni della Villa

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Stefano Valdegamberi

Stefano Valdegamberi, nato a Tregnago il 6 maggio 1970. Dopo il diploma di Maturità Classica, si è laureato in Economia e Commercio. È conosciuto principalmente per la sua figura di politico-amministratore in quanto già sindaco di Badia Calavena, comune ove risiede con la moglie e i tre figli e, in seguito, Assessore e Consigliere della Regione Veneto. Fin dagli anni del liceo ha sempre coltivato la passione per la storia, la linguistica e la cultura locale. Tra i suoi lavori ricordiamo “I nomi raccontano la storia” (2015), “De decimis novalibus” (2018), “Alle origini degli antichi comuni di Saline, Tavernole e Corno” (2021), “Le origini del linguaggio” (2022). È cultore della lingua cimbra, il Taucias Gareida, un tedesco medievale parlato dai suoi antenati della montagna veronese e tuttora usato da pochissimi parlanti del borgo di Giazza (Ljetzan). Il suo ultimo lavoro “Castelvero, la storia millenaria di un feudo vescovile e dei suoi abitanti”

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Commenti

  1. ..non conoscevo Gastel,ma senza presunzione direi che basta osservarne la figura che apre questo articolo-elogio per "annusarne" lo sguardo,affilato e…

  2. ...chiedere o aspettarsi da una foto una qualche previsione sul futuro sarebbe uscire dal reale servizio che uno scatto dà.…

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