Angelo Peretti torna in libreria con “Il profumo del bicchiere mezzo pieno”

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Angelo Peretti torna in libreria con “Il profumo del bicchiere mezzo pieno”

Quando il vino smette di essere tecnica e diventa vita

Angelo Peretti torna in libreria con “Il profumo del bicchiere mezzo pieno” (Edizioni Ampelos), il testo più personale e coraggioso di un autore che sta riscrivendo il linguaggio del vino. Niente punteggi, niente schede di degustazione, niente tecnicismi o classifiche. Solo una domanda cui dare una risposta: “Saremo felici mai?”. È alla luce di questo interrogativo esistenziale, contenuto nella canzone di una giovane cantautrice, Emma Nolde, ascoltata al Premio Tenco, che Peretti, critico enogastronomico attivo da quattro decenni, riapre i faldoni di appunti accumulati negli anni e scopre una verità inaspettata: le sue note sul vino sono, in realtà, una lunga e ininterrotta riflessione sulla felicità.

Lo stesso vuoto nel calice – la parte mezzo vuota del bicchiere – non è ciò che manca: è lo spazio dell’ossigeno, quell’elemento invisibile senza il quale il vino non potrebbe sprigionare i suoi profumi. Senza quel vuoto, la bellezza del pieno resterebbe muta, compressa, inespressa. Come nella vita, come nel lavoro quotidiano, come in certe relazioni, come in quei momenti in cui ci fermiamo – finalmente – e lasciamo che le cose respirino. È così che, pagina dopo pagina, la narrazione diventa un manifesto contro la “malattia della fretta”, un inno alla felicità delle piccole cose. Stupirsi di fronte alle fioriture di montagna, che ricordano certe rare bottiglie prodotte nei territori considerati minori per la viticoltura. Addentrarsi nella stradette bianche di campagna, fermare l’automobile a margine di un vigneto, socchiudere gli occhi per concedersi un quarto d’ora d’ozio. Camminare sotto la pioggia a Treviso, seguendo a distanza una donna elegante il cui incedere silenzioso riaffiora settimane dopo nel profumo di un Riesling della Mosella.

La struttura del libro è agilissima, un centinaio di testi brevi e autonomi che compongono un affresco nel quale il vino non è il fine, ma sempre il mezzo per leggere la realtà, rallentare il passo e ritrovare il senso delle cose. Affiorano, inattesi, i post di Geopop e le vecchie lezioni televisive in bianco e nero del maestro Alberto Manzi, lo slogan letto sul cassone di un Ape Piaggio e le ultime parole incise da Leonard Cohen, le immagini del film “Perfect Days” di Wim Wenders e i dribbling di Maradona, e poi Alda Merini, Patti Smith, Simone de Beauvoir, La Pina.

Il tutto è accompagnato dal suggerimento di quasi duecento bottiglie da ogni angolo del mondo: Italia, Bolivia, Francia, Lettonia, Messico, Cile, Giappone. Ma non aspettatevi un catalogo. Ogni vino è una storia, ogni produttore è un personaggio. C’è Claudio Zanoni, musicista dei Ridillo, che ha fatto nascere il suo vino Avamata insieme ai ragazzi di una cooperativa sociale – una bottiglia che profuma, scrive Peretti, “della bontà intrinseca della bella gente”. C’è Francesco Ricasoli, che ha rilevato l’azienda di famiglia, produttrice di vino dal 1141, e ha difeso strenuamente a un’asta benefica una bicicletta Bianchi che riportava quello stesso numero, pur di non farla uscire dai confini chiantigiani. Ci sono le suore trappiste di Vitorchiano, il cui vino Benedic è impregnato di preghiera e fatica. E poi ci sono i vini che fanno sorridere: il bag-in-box francese di Puech-Haut, che Peretti difende a spada tratta contro ogni snobismo, il Riesling di Kunstler con il tappo a vite, premiato con il massimo dei voti da James Suckling, il Tavernello in brick, bevuto con onestà durante un pasto veloce, che ha la sua dignità come qualsiasi bottiglia blasonata.

PERCHÉ LEGGERLO

Perché è un libro che fa bene. Che rallenta. Che ricorda che la felicità non è un traguardo da raggiungere ma una serie di attimi da riconoscere – come il profumo che sale da un calice appena versato, che dura un istante e poi svanisce, lasciando però qualcosa di indelebile.

Perché è scritto da un uomo che ha imparato, a forza di assaggi e di vita, che il vino più buono non è quello con il punteggio più alto. È quello bevuto con le persone giuste, nel momento giusto, senza la pretesa di doverlo spiegare a tutti i costi.

“Che meraviglia, lo spirito leggero, è lì che c’è il profumo buono del bicchiere mezzo pieno”.

Angelo Peretti

Angelo Peretti è giornalista e critico enogastronomico da quasi quarant’anni. Per il suo precedente lavoro “Esercizi spirituali per bevitori di vino” è stato insignito del riconoscimento di autore dell’anno dai Wine Travel Awards e del premio Michele D’Innella da Vinibuoni d’Italia e Touring Club Italiano.

Angelo Peretti, “Il profumo del bicchiere mezzo pieno”, Edizioni Ampelos, 270 pagine, 25 euro. In libreria dal 29 giugno 2026.

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Direttore Claudio Gasparini

Giornalista, iscritto all'O.d.G. Veneto dal 1988, collaboro anche con altre testate giornalistiche cartacee, on-line e radiofoniche. Coautore del libro "Eccomi... una storia d'amore con Dio" pubblicato nel 2015. Cavaliere della Repubblica e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Socio Lions, Officer e coordinatore della rivista distrettuale.

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Commenti

  1. Di Vettriano mi rimane il senso di noia di un ambiente aristocratico,sospeso tra il benpensare e la pratica del sopruso…

  2. ..non conoscevo Gastel,ma senza presunzione direi che basta osservarne la figura che apre questo articolo-elogio per "annusarne" lo sguardo,affilato e…

  3. ...chiedere o aspettarsi da una foto una qualche previsione sul futuro sarebbe uscire dal reale servizio che uno scatto dà.…

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