Conosciamo Elena Moșuc – La grande voce tra passione, tenacia e devozione per l’arte
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Conosciamo Elena Moșuc – La grande voce tra passione, tenacia e devozione per l’arte
Nata a Iașiin Romania, Elena Moșuc ha intrapreso inizialmente un percorso legato alla pedagogia, insegnando per qualche anno nella scuola primaria. La passione per la musica, nata fin da bambina tra i banchi della chiesa e i primi vocalizzi nel coro della Cattedrale della sua città natale, l’ha poi condotta definitivamente al canto lirico. Dopo il debutto a Iași nel ruolo della Königin der Nacht ( Regina della Notte) ne Il flauto magico, la vittoria al Concorso ARD di Monaco di Baviera nel 1990 ha aperto al soprano romeno-svizzera le porte dei più prestigiosi teatri del mondo. Da 35 anni vive a Zurigo, città che considera la sua casa e il suo “vero conservatorio”. In questa intervista si racconta a cuore aperto, tra ricordi d’infanzia, carriera internazionale, passioni private e uno sguardo sempre rivolto al futuro.
Quali sono le tue origini e quali città hanno segnato la tua vita personale e professionale?
Sono romena-svizzera: sono nata a Iași, dove mi sono formata prima in pedagogia, insegnando per qualche anno alla scuola primaria, e poi in canto. Iași è stata anche la città del mio debutto sul palcoscenico, nel ruolo della Königin der Nacht in Die Zauberflöte.
L’altra città che ha segnato la mia storia professionale e personale è Zurigo, dove vivo tuttora. Ho debuttato all’Opernhaus Zürich nel 1991 e per più di vent’anni mi sono esibita su quel palcoscenico in tutti i miei ruoli più importanti. Lo considero il mio vero conservatorio e il mio teatro di casa. Nel 1993 ho conosciuto mio marito Christoph (che è un avvocato, ma ha studiato fin da piccolo canto e pianoforte, e canta anche nel coro aggiunto dell’Opernhaus) e ho costruito con lui la mia vita in questa città che amo profondamente. Vivo a Zurigo ormai da 35 anni. Christoph è il pilastro della mia vita personale e il mio più importante critico. Nel 2018 ha fatto anche il suo debutto con me come direttore d’orchestra, dirigendo il mio concerto RESONANCE.


Com’è nato il tuo legame con il canto e quali tappe hanno segnato la tua formazione musicale?
Il canto è stato una vocazione fin dall’inizio. In Romania la musica e il canto sono molto presenti nella vita quotidiana: si suona e si canta in famiglia, con gli amici e in chiesa. Agli inizi ho imparato molto in chiesa, cantando con i miei nonni nel coro. Ho cantato in tante chiese in Romania. In modo speciale, ricordo il coro della Cattedrale di Iași, dove dirigeva un professore molto esigente, che mi chiedeva filati ed emissioni in pianissimo soprattutto nel registro acuto. Questa caratteristica è diventata poi un punto d’orgoglio nelle mie interpretazioni sul palcoscenico.


Iași, così come tutta la Romania, ha una tradizione operistica e musicale profonda. Quando ho scelto che il canto sarebbe diventato la mia professione, all’età di 16 anni, ho dedicato la mia vita allo studio per dieci anni. Ricordo con un po’ di nostalgia quegli anni fatti di aspirazioni e di vorace ascolto di tutta la musica possibile: le serate in teatro o alla Filarmonia per imparare da tutti gli artisti che si esibivano.
Qual è stato il momento di svolta nella tua carriera e come si sono aperte le porte dei grandi teatri internazionali?
Posso dire di essermi costruita da sola: ho affrontato tanti sacrifici e ho preso decisioni scomode e difficili. Quando nel 1989 ho preso la decisione di abbracciare definitivamente la professione della cantante e abbandonare l’insegnamento nella scuola elementare, le speranze che quel sogno diventasse realtà non erano molte.
Nel 1990 ho vinto il Concorso ARD di Monaco e le strade dell’Europa si sono aperte davanti a me. Ho cantato la mia seconda recita di Königin (stavolta in tedesco, la prima la cantai in romeno) a Monaco. Dopo questo debutto e l’ingresso all’Opernhaus Zürich, la mia carriera è diventata internazionale: le porte dei più grandi teatri, come La Scala, Opéra de Paris, Wiener Staatsoper, Deutsche Oper Berlin, Arena di Verona e tanti altri, si sono aperte permettendomi di interpretare tutti i più bei ruoli del Belcanto e dell’Opera Italiana.


Di cosa ti occupi oggi e quali sono i progetti a cui ti stai dedicando per il futuro?
Il mio cuore e la mia anima continuano ad ardere per il palcoscenico e, fino a che sarò in piena forma come ora, continuerò a coltivare la mia arte. Credo che un artista, per esserlo davvero, debba abbracciare il cambiamento continuo: solo così può mantenere viva la propria fiamma.
Fin dall’inizio della mia carriera ho voluto costantemente ampliare il mio repertorio, e continuo a farlo, come dimostra il mio recente debutto nel ruolo di Abigaille al Teatro Greco di Siracusa per il Festival Lirico dei Teatri di Pietra. Il mio sguardo è sempre rivolto al futuro, sempre nel nome della devozione che ho per il canto e la musica.
Quali sono le tue passioni e i tuoi passatempi nel tempo libero?
Nel tempo libero mi piace realizzare icone ortodosse: un’arte antica che mi permette di riflettere sulla mia spiritualità e di rilassarmi. Piuttosto recentemente ho riscoperto il lavoro a maglia grazie a mia suocera e proprio in questi giorni sto realizzando uno scialle in lana mohair.
Inoltre leggo molto, soprattutto trattati sul canto: in quanto professoressa dell’Università della Musica di Bucarest, scrivo articoli per pubblicazioni internazionali. La musica, poi, è ovviamente una costante della mia giornata: ascolto sia brani che dovrò cantare, sia generi musicali che mi aiutano a rilassarmi e a staccare la spina.
Se dovessi descriverti con tre aggettivi, quali sceglieresti e perché?
Tenace, generosa, volitiva: credo che questi tre aggettivi siano ideali per descrivermi sia come professionista sia come persona. Pochi riuscirebbero a reggere le pressioni di una carriera artistica: senza la tenacia e la forza di volontà non si può andare avanti. La generosità è un altro tratto fondamentale: sul palcoscenico ci si dona totalmente al pubblico, e il pubblico percepisce questo amore ricompensandoti con la stessa intensità.
C’è una riflessione o un messaggio finale che ti piacerebbe condividere con i lettori?
Invito i lettori ad amare sempre l’arte e gli artisti. Come ha detto una mia celebre collega: “Servono soldati per l’arte”, serve un esercito che combatta per la sopravvivenza del bello e che, al posto delle armi, imbracci cuori pieni di amore e devozione.
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Direttore Claudio Gasparini
Giornalista, iscritto all'O.d.G. Veneto dal 1988, collaboro anche con altre testate giornalistiche cartacee, on-line e radiofoniche. Coautore del libro "Eccomi... una storia d'amore con Dio" pubblicato nel 2015. Cavaliere della Repubblica e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Socio Lions, Officer e coordinatore della rivista distrettuale.

















