ESPRIMERSI PER EVOLVERE – LE ORIGINI DELLA SCRITTURA TERAPEUTICA E IL RUOLO DELL’OPERATORE
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ESPRIMERSI PER EVOLVERE – LE ORIGINI DELLA SCRITTURA TERAPEUTICA E IL RUOLO DELL’OPERATORE
Un nuovo passo nel percorso
Nel nostro primo incontro abbiamo accennato ad alcune basi di questo viaggio; nel secondo appuntamento abbiamo sperimentato la libertà assoluta del flusso di coscienza. Oggi compiamo un ulteriore passo avanti per comprendere meglio questo strumento: che cosa rende la scrittura davvero terapeutica e in che modo si differenzia dalla scrittura a cui siamo stati abituati fin dai banchi di scuola.
Le origini della scrittura terapeutica
Se oggi possiamo parlare di scrittura terapeutica come di un metodo strutturato, lo dobbiamo in gran parte allo psicologo americano James Pennebaker. Negli anni Ottanta, Pennebaker condusse studi pionieristici che dimostrarono come scrivere per soli 15-20 minuti al giorno, per quattro giorni consecutivi, su esperienze stressanti o traumatiche potesse generare benefici misurabili.
Tra questi benefici rientrano, in particolare:
- la riduzione di ansia e stress;
- una maggiore elaborazione delle esperienze vissute;
- una migliore integrazione emotiva dei contenuti personali.
Perché scrivere aiuta a elaborare
Pennebaker spiegò che mantenere un segreto o trattenere un dolore profondo richiede un grande dispendio di energia fisica e mentale. La scrittura, invece, impegna il cervello in un processo che il semplice pensiero non sempre riesce ad attivare: la creazione di una struttura narrativa.
Tradurre un’emozione caotica in parole dotate di senso permette di elaborare l’evento, integrarlo nella propria storia e, con il tempo, lasciarlo andare.
Il ruolo dell’operatore
In questo percorso potresti chiederti: se la scrittura è un atto così intimo, a che cosa serve la figura di un operatore?
L’operatore non è un insegnante di stile, non corregge gli errori e non giudica i contenuti. Il suo ruolo è accompagnare il processo, creando le condizioni perché la scrittura possa diventare uno spazio di ascolto, elaborazione e consapevolezza.
Esercizio del mese: la lettera mai spedita
Per sperimentare concretamente queste caratteristiche, ti propongo un esercizio semplice, potente e catartico.
- Pensa a una situazione del presente o del passato che ti provoca ancora risentimento, oppure a una persona a cui vorresti dire qualcosa che non hai mai avuto il coraggio di esprimere.
- Prendi carta e penna e scrivi una lettera senza filtri: lascia emergere ciò che provi, usando le parole più sincere che ti vengono in mente.
- Ricorda che questa lettera non va spedita. Una volta terminata, puoi custodirla in un luogo privato oppure scegliere un rituale simbolico per lasciarla andare.
Buona scrittura: ci vediamo nel prossimo articolo.
Immagine da AI
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Barbara Berton
Impiegata e operatrice in scrittura terapeutica, autrice di poesie, ha pubblicato quattro raccolte e attualmente sta lavorando a una quinta opera, intitolata “Sinfonia”. Negli anni 2022 e 2023, è stata selezionata e pubblicata nell’Enciclopedia di Poesia Italiana della Fondazione Mario Luzi di Roma. Ha partecipato al Premio Firenze, città di Firenze, ottenendo la medaglia di bronzo ex aequo nel 2021 e il Fiorino d’argento nel 2024, distinguendosi nella sezione della poesia inedita. La sua passione per la parola e il desiderio di condividere il proprio universo creativo l’hanno portata verso nuovi orizzonti: nel dicembre 2024 è stata protagonista di un docufilm prodotto dalla Casa Editrice Aletti. In questa esperienza, ha dialogato con il Maestro Hafez Haidar, due volte candidato al Premio Nobel, esplorando il senso profondo della poesia e raccontando il proprio percorso personale e artistico. Nel febbraio 2026, il suo libro “Oltre lo sguardo” è stato selezionato per la Vetrina di Casa Sanremo Writers, evento dedicato agli scrittori emergenti e noti, che si svolge durante il Festival di Sanremo.

















