I mattoni sonori dell’umanità: come buio e luce hanno generato il linguaggio

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I mattoni sonori dell’umanità: come buio e luce hanno generato il linguaggio

Come è nato il linguaggio umano?

Il modello Valdegamberi

Secondo lo studioso indipendente Stefano Valdegamberi, autore di Alle origini del linguaggio (Zerotre, San Giovanni Lupatoto, 2022), La logica binaria dei concetti e del linguaggio – Teoria dei suoni-concetto per la ricostruzione del pensiero e del proto-linguaggio dell’Homo sapiens (L’Harmattan, Parigi, 2025) e dell’articolo La comune origine tra i popoli del concetto e del linguaggio / The Common Origin of the Concept and Language among Peoples (Les Cahiers du dictionnaire, pp. 513-544, Classiques Garnier, Parigi, 2025), il linguaggio nasce dalle prime sensazioni che l’uomo ha sperimentato ripetutamente nel suo rapporto con la natura. La teoria proposta parte dall’ipotesi fondamentale che la lingua verbale si sviluppi dall’associazione tra suoni e concetti, e che questi concetti elementari si formino nella mente umana in risposta a esperienze primordiali ripetitive, soprattutto legate alla percezione della notte e del giorno, del buio e della luce. Il linguaggio, come osservava Ferdinand de Saussure, si fonda sul concetto di segno linguistico, costituito dall’unione inseparabile tra significante (la forma sonora o visiva del segno, il suono) e significato (il contenuto mentale o concetto evocato dal suono). Nel modello di Valdegamberi, i suoni-concetto primordiali rappresentano i significanti originari che, associati alle percezioni della luce e del buio, veicolano significati universali, radicati nelle prime esperienze sensoriali dell’uomo. Il significante non è dunque arbitrario: è strettamente determinato dalle percezioni naturali e dalle sensazioni che genera, mentre il significato non può esistere se non trova una forma espressiva che lo renda comunicabile.

Alla notte, con la sua oscurità, l’uomo primitivo associava almeno nove concetti fondamentali: negazione (assenza e sparizione degli oggetti), unione (fusione di terra e cielo, mare e terra), confusione/mescolamento (gli elementi indistinti e caotici), uguaglianza/somiglianza (i colori svaniscono e si uniformano al grigio o al nero), paura (insicurezza e timore dell’ignoto), avvicinamento/vicinanza (orizzonte che sembra restringersi), bagnato (rugiada sui prati), freddo (temperatura più bassa della notte) e curva (movimento regolare e curvilineo degli astri). Per comunicare queste sensazioni, l’uomo ha associato a ciascun concetto un significante sonoro, costituito da suoni nasali (m, n) e gutturali (c, q, k, g, h con funzione gutturale), formando il modello definito come “en–ek”. In questo modo, il buio è espresso foneticamente come “en–ek”, che evoca negazione, unione, confusione, vicinanza, bagnato, freddo, paura e curva. Questi suoni-concetto primordiali costituivano i mattoni del linguaggio e della comunicazione tra i membri del clan, incarnando in forma sonora concetti profondamente legati alle esperienze della notte.

Alla luce, invece, l’uomo primitivo associava almeno otto concetti fondamentali: affermazione (presenza e manifestazione), divisione (separazione degli oggetti), distinzione/separazione (chiarezza tra elementi), allontanamento/allargamento (orizzonte ampio e visibile), sicurezza (assenza di paura), asciutto (associazione con la luce e il calore), caldo (sensazione termica positiva), dritto/rettitudine (raggi solari lineari e luce diretta). Questi concetti sono rappresentati dai significanti dentali e liquidi, sintetizzati nel modello come “er–ed”: dentali (t, d, s, z) e liquidi (r, l). Così, nella mente umana si forma un sistema duale, binario, dove buio e luce costituiscono i valori primordiali, simili al linguaggio binario dei calcolatori elettronici: luce/non-luce, presenza/assenza, affermazione/negazione. Anche in questo caso, il significante (suono) è direttamente modellato dalla percezione della luce e della rettitudine dei raggi solari, mentre il significato (concetto) emerge dalla sensazione e dall’esperienza visiva, creando un legame inseparabile tra forma e contenuto.

Stefano Valdegamberi durante una recente Lectio magistralis sulla sua teoria presso l’Università di Trento, Dipartimento di Lingue e Filosofia)

Secondo Valdegamberi, i suoni-concetto sono alla base del linguaggio verbale: da poche combinazioni elementari nascono migliaia di parole. Il principio combinatorio permette di ottenere già 720 combinazioni con soli sei elementi, spiegando come lingue molto diverse possano condividere radici comuni. Prima di diventare linguaggio verbale, la comunicazione era mimico-gestuale; i suoni non sostituivano il gesto, ma lo arricchivano e lo rendevano più efficace. La presenza di schemi simili in lingue africane, indoeuropee, semitiche e sino-tibetane suggerisce un’origine comune dell’umanità dal punto di vista linguistico. Inoltre, la scoperta di tracce neandertaliane nel genoma umano moderno indica che eventuali lingue neandertaliane potrebbero aver interagito con il protolinguaggio sapiens, rafforzando l’ipotesi di una lingua originaria comune.

La ricostruzione del linguaggio primordiale permette di comprendere la logica mentale dell’uomo arcaico, la sua percezione del mondo e i processi attraverso cui nacque la parola. Le parole non sono concetti astratti, ma fotografie sonore della realtà percepita: la notte è curva e oscura (suoni nasali e gutturali “en–ek”), il giorno è diritto e luminoso (suoni dentali e liquidi “er–ed”); la notte evoca paura, fusione, confusione, vicinanza, bagnato e freddo, il giorno ordine, distinzione, sicurezza, calore, asciutto e rettitudine. Tutto ciò ha portato alla formazione di una logica binaria primordiale che ancora oggi si riflette nel pensiero umano, nelle lingue naturali, nella logica formale, nella matematica e nei sistemi simbolici moderni. In definitiva, la notte e il giorno, il buio e la luce, non sono solo fenomeni naturali: sono i mattoni elementari del linguaggio, del pensiero e dell’unità originaria dell’umanità, e attraverso la loro analisi possiamo ricostruire la struttura profonda del pensiero e della comunicazione umana fin dalle origini, in perfetta corrispondenza con la teoria del segno linguistico di Saussure, dove significante e significato si presuppongono reciprocamente e non esistono l’uno senza l’altro.

Foto in alto: copertina ultima pubblicazione bibliografica

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Direttore Claudio Gasparini

Giornalista, iscritto all'O.d.G. Veneto dal 1988, collaboro anche con altre testate giornalistiche cartacee, on-line e radiofoniche. Coautore del libro "Eccomi... una storia d'amore con Dio" pubblicato nel 2015. Cavaliere della Repubblica e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Socio Lions, Officer e coordinatore della rivista distrettuale.

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Commenti

  1. ..non conoscevo Gastel,ma senza presunzione direi che basta osservarne la figura che apre questo articolo-elogio per "annusarne" lo sguardo,affilato e…

  2. ...chiedere o aspettarsi da una foto una qualche previsione sul futuro sarebbe uscire dal reale servizio che uno scatto dà.…

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