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I SEGNI DELLA DEVIANZA NELLA CATTEDRALE DI CANTERBURY
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I SEGNI DELLA DEVIANZA NELLA CATTEDRALE DI CANTERBURY
Intervista a Giusy Calabrò critico d’arte e criminologa
Il graffitismo o writing è un fenomeno culturale ed artistico che risale agli anni ’70 quando artisti di strada iniziarono a dipingere sugli edifici pubblici e i vagoni metropolitani di New York. Da allora, il graffitismo si è evoluto in una molteplicità di linguaggi sicché oggi viene ricondotto, seppure impropriamente, al termine di Street Art. Permane sempre in esso una forte matrice sociale, culturale e metropolitana che lo rende una forma espressiva variegata in seno alla quale è possibile individuare anche una componente deviante.
Durante il convegno scientifico “La devianza minorile, Il fenomeno youth gangs” lei ha parlato anche del graffito metropolitano. Addirittura la copertina del suo libro, dal titolo omonimo, si ispira all’estetica della Street Art. In qualità di critico d’arte e criminologa che cosa pensa del fenomeno?
Ho approfondito l’argomento, sia dal punto di vista artistico sia nell’aspetto criminogeno per trovare un punto di intersezione tra i due fenomeni: innanzitutto occorre distinguere tra forme di graffitismo legali e illegali. In tale contesto gradirei chiarire che la storia dell’arte incentra il suo focus quasi esclusivamente sulla Street Art, ovvero sullo studio della forma legalizzata del writing. Ovviamente il genio artistico può essere presente anche in un soggetto deviante che deturpa parti del patrimonio urbano, ma la storia dell’arte è una disciplina con una specifica etica, pertanto esclude a priori forme espressive che non sono autorizzate (graffitismo e writing). Inoltre, pochi storici dell’arte conoscono come realmente nacque il graffitismo e il motivo è collegato al fatto che tale dato informativo è precipuo di un altro campo di studi, ovvero la criminologia. Ebbene, il writing nacque proprio come fenomeno espressivo delle singole street gang, ovvero bande devianti di strada costituite da giovani emarginati che vivevano nei quartieri degradati di New York. Anche i differenti stili espressivi (stilemi, forme, colori) diventarono identificativi di ciascuna gang urbana.

Quindi si potrebbe dire che lo “stile metropolitano” della copertina del suo testo “La devianza minorile, Il fenomeno youth gang” sia stata scelta in senso volutamente provocatorio?
Certamente, ma esiste anche un altro livello di significato: il concept grafico della copertina del mio elaborato scientifico e della pagina dei ringraziamenti si ispirano al graffitismo e alla nota immagine dell’album The Wall dei Pink Floyd, alludendo a una forte metafora psicologica ed emotiva di avvicinamento al mondo delle Generazioni Alpha e Z, segnate dall’isolamento e dall’alienazione esistenziale.
Che ne pensa dell’esposizione di graffiti metropolitani all’interno della Cattedrale di Canterbury?
Ritengo innanzitutto che sia riprovevole e molto grave definire “esposizione” l’azione di deturpare uno dei monumenti più importanti della cristianità e dell’arte benedettina. Occorre ricordare che la cattedrale, superbo modello dell’architettura gotica risalente al 1071, era stata già salvata da un’importante ricostruzione avviata da Guglielmo di Sens dopo l’incendio del 1174. Dal 1988. l’edificio monastico è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO per il suo alto valore culturale, storico e architettonico. Ciò che è accaduto nella cattedrale è un chiaro segno della degenerazione dei costumi e della barbarie estetica coeve; non soltanto si profana un sito religioso con delle macchie di colore fluo che non hanno alcuna specificità artistica, ma non inoltre non viene rispettato il valore artistico, storico e culturale di una tradizione religiosa, culturale e artistica millenaria dell’Occidente che il monumento rappresenta.
Lei è anche una manager culturale, che ne pensa di questo evento dal punto di vista del marketing dei Beni culturali?
Ciò che è avvenuto a Canterbury è un’azione di management artistico che può soltanto essere definita gravemente distopica. La storia dell’arte focalizza la sua attenzione sulla ricerca, l’analisi e la valorizzazione dei Beni culturali, ma sempre agita all’interno un sistema incentrato sulla legalità e il rispetto della collettività, del Bello e del Buono (tanto per citare l’estetica di Kant), la valorizzazione e divulgazione artistica non può discostarsi da tali principi senza offendere il senso comune e l’opinione pubblica, per di più oltraggiando, ancora una volta, un simbolo della cristianità in un preoccupante clima di tacita tolleranza.
Foto in alto: Colonnato della navata laterale della Cattedrale di Canterbury (UK) con graffiti.
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Direttore Claudio Gasparini
Giornalista, iscritto all'O.d.G. Veneto dal 1988, collaboro anche con altre testate giornalistiche cartacee, on-line e radiofoniche. Coautore del libro "Eccomi... una storia d'amore con Dio" pubblicato nel 2015. Cavaliere della Repubblica e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Socio Lions, Officer e coordinatore della rivista distrettuale.


















