La moda non è usa e getta. Più consumo consapevole per non diventare “fashion victim” dell’inquinamento.

  • Home
  • La moda non è usa e getta. Più consumo consapevole per non diventare “fashion victim” dell’inquinamento.

La moda non è usa e getta. Più consumo consapevole per non diventare “fashion victim” dell’inquinamento.

Consumatore: chi consuma, o anche, più genericamente, chi acquista beni economici, qualunque carattere abbia il consumo o l’acquisto (di godimento, produttivo, distruttivo); chi compra al minuto.

Oggi, nella sua accezione più comune, la parola ha assunto una connotazione quasi esclusivamente economica e passiva, identificando l’individuo principalmente per il suo ruolo di acquirente e fruitore di beni.

Fin dall’inizio ci hanno insegnato a pensare a noi stessi come a dei ”consumatori”, un titolo freddo, vuoto e riduttivo che ci raffigura in un ruolo passivo.

Siamo diventati parte di un ingranaggio in un sistema progettato per arricchire pochi, un anello debole di una catena che ci convince a spendere, a comprare, a desiderare ciò che non abbiamo.

Questo è un modello che non solo sta impoverendo la società, ma al contempo, sta generando un senso di vuoto nelle nostre vite sempre più ampio, che non riusciremo mai a colmare con la montagna di oggetti e beni inutili che ormai tutti possediamo.

Quello che manca in tutta questa storia è il nostro prendere coscienza di qualcosa di fondamentale, ma che hanno “dimenticato” di dirci che siamo proprio noi la parte più forte di questo meccanismo, l’unica in grado di decretarne il successo oppure di mandarlo in tilt.

Proviamo ad immaginare il mercato come una democrazia,le aziende rappresentano I candidati e le nostre scelte di acquisto il voto.

Si perchè ogni volta che decidiamo di spendere un euro,stiamo inviando un segnale decisivo al mercato che può premiare determinate aziende,oppure,penalizzarne altre.

È proprio il potere di acquisto il fattore determinante in termini di successo o fallimento di determinati prodotti e interi settori industriali!

Se milioni di persone fanno la stessa scelta, il segnale è chiaro: “vogliamo più prodotti come questo”; le aziende sono costrette ad ascoltare perché motivate dalla continua ricerca del profitto.

Questo spiega anche perché i nostri dati sono diventati ormai oggetto di veri e propri furti organizzati da hacker sempre più capaci di aggirare i sistemi di protezione più sofisticati.

Per le aziende le nostre preferenze di acquisto, che vengono tracciate durante la nostra navigazione in internet e shopping online, sono diventate una mappa che consente loro di prevedere le tendenze future e proiettarsi verso quella direzione in anticipo.

Questo potere, può riguardare scelte positive, se orientato verso scelte di economia circolare e prodotti bio, ma può anche agire come forza distruttiva se compriamo prodotti realizzati senza alcun tipo di etica.

Dobbiamo accettare che noi non siamo spettatori, ma al contrario, parte attiva se non i veri e propri registi dell’andamento del mercato e con le nostre scelte possiamo premiare chi lavora rispettando le regole e mandare in crisi chi non lo fa.

Quindi va da sé che il termine “consumatore” non ci rappresenta più.

È giunto il momento di reinventare il nostro ruolo e abbracciare profondamente il nostro essere i veri creatori del cambiamento, del quale abbiamo tutti di bisogno profondamente, in quanto stanchi di sentirci parte di un ingranaggio che non ci rispetta.

Iniziamo a considerare che ogni nostra scelta, dalla più piccola alla più grande, è un atto creativo, è una dichiarazione di intenti e di valori personali che non possiamo più tardare ad esprimere.

Se non siamo chiari nel nostro volere, qualcun altro lo esprimerà per noi e questo già accade.

Le parole sono importanti, c’è racchiusa in esse l’energia e il potere in grado di ridarci il nostro ruolo da protagonisti in un mercato da cui non dobbiamo lasciarci travolgere ma decretarne la direzione.

Cominciamo a sostituire il termine “consumatore” ormai inadeguato, possiamo scegliere magari di identificarci come “agenti di cambiamento”, oppure care lettrici e cari lettori, avete un’idea da suggerire?

Inviate i vostri suggerimenti a: redazione@poliedricomagazine.it  o al mio indirizzo di posta elettronicadalia.arablu@gmail.com

Vi aggiorneremo   

  • Share

Dalia Arablu

Nata a Torre Annunziata nel 1977, studio Chimica Tintoria a Napoli, subito dopo la scuola parto per un anno di apprendimento/lavoro a Londra e da lì si aprono le porte per collaborazioni con aziende estere che mi porteranno a viaggiare per il mondo nei 15 anni successivi. Nel 2021 fondo Devalia-a scientific approach to circular economy, con l’obiettivo di sviluppare progetti di economia circolare, con un approccio scientifico. Le scelte professionali, mi hanno consentito di assecondare una delle mie più grandi passioni: viaggiare, parlare con persone nuove e confrontarmi con culture diverse. Tutto questo si fonde con il piacere di ampliare le prospettive, osservare la natura umana e studiarne le abitudini, cosa che non smette mai di affascinarmi. La svolta consapevole mi permette di assecondare una delle mie esigenze principali, esprimere amore per la natura e cercare di passare più tempo possibile all’aria aperta, a contatto con essa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti

  1. ..non conoscevo Gastel,ma senza presunzione direi che basta osservarne la figura che apre questo articolo-elogio per "annusarne" lo sguardo,affilato e…

  2. ...chiedere o aspettarsi da una foto una qualche previsione sul futuro sarebbe uscire dal reale servizio che uno scatto dà.…

teatro shakespeare verona

Gli Ultimi Articoli

Cav. Claudio Gasparini

DIRETTORE

Collaboratori

Marica Preto

Alchimie Fotografiche

Claudia Farina

Cultura

Dott. essa Silvia Stefanini

In Salute

Stefano Valdegamberi

Turismo Lessinia

Maurizio Marogna

Turismo Baldo

Franco Visentini

Hobby&Arte

Paolo Forgia

Enogastronomia

Andrea Sansoni

Enogastronomia

Gerardo Decaro

Finanza

Dalia Arablu

Rivoluzione Eco Chic

Alessandro Scandola

Ordini Cavallereschi

Erika Silvestri

Psiconutrizione

Imma Cerciello

Psiconutrizione