La moda si spoglia: impara a essere elegante anche… nuda! (con la nuova normativa europea sugli imballaggi)

  • Home
  • La moda si spoglia: impara a essere elegante anche… nuda! (con la nuova normativa europea sugli imballaggi)

La moda si spoglia: impara a essere elegante anche… nuda! (con la nuova normativa europea sugli imballaggi)

Aprire un pacco è un rito.

Pensa a quando ricevi un acquisto online o compri un vestito in negozio: c’è la scatola rigida, la carta velina che scricchiola, l’adesivo con il brand, il sacchetto di plastica protettivo (il polybag) e il cartellino attaccato con un filo di corda. Ma come siamo finiti in questo mare di scatole e buste? E soprattutto, perché l’Europa ha deciso di dare una storica stretta a tutto questo con il nuovo regolamento PPWR (Regolamento sugli Imballaggi e i Rifiuti di Imballaggio)? All’inizio, imballare rispondeva a un bisogno puramente pratico: proteggere.

Se nel Medioevo dovevi trasportare del tessuto pregiato o del vino su un carro lungo strade sterrate, usavi botti di legno, sacchi di juta o paglia. L’obiettivo era uno solo: far arrivare la merce sana a destinazione. Con la Rivoluzione Industriale e la nascita dei grandi magazzini nel 1800, le cose sono cambiate. I prodotti hanno iniziato a viaggiare da una parte all’altra del mondo e c’era bisogno di qualcosa di leggero ed economico: nascono così il cartone ondulato e, più tardi, la plastica.

Ben presto, però, il marketing ha capito un segreto fondamentale: l’imballaggio vende il prodotto. Sono nate così tantissime “invenzioni” pensate non per proteggere, ma per farci comprare di più:

Il fattore prestigio: Scatole monumentali per un semplice portafoglio o una camicia, che servono a far sembrare il brand più “di lusso”.

L’effetto matrioska: La busta della spesa che contiene la scatola, che contiene la velina, che contiene il sacchetto di plastica…

La comodità del monouso: Plastica usa-e-getta ovunque per velocizzare la logistica.

Oggi produciamo una quantità di rifiuti da imballaggio insostenibile. Nel 2023 in Europa sono stati generati 79,7 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio (pari a 177,8 kg pro capite). Più di tre quarti di questi materiali vengono recuperati, ma la quantità assoluta resta elevata. ll mondo della moda e degli acquisti online è uno dei motori principali di questa montagna di scarti.

Compriamo un vestito sul web, arriva in una scatola enorme piena di cuscinetti d’aria in plastica, lo proviamo, non ci va, lo rimettiamo dentro e lo rispediamo indietro. Molti di questi imballaggi fanno un viaggio solo e finiscono direttamente nel cassonetto (o peggio, nell’inceneritore).

Il Regolamento Europeo PPWR (2025/40) è entrato ufficialmente in vigore a inizio 2025 e le sue regole diventeranno obbligatorie per le aziende a partire dal 12 agosto 2026. Non è una semplice “linea guida”, ma una legge vera e propria: chi vuole vendere in Europa deve adeguarsi.

Ecco, in parole molto semplici, cosa comporterà concretamente per il settore della moda e delle calzature:

Basta “scatole piene d’aria”: Stop ai pacchi giganti per contenuti minuscoli. Il regolamento impone che lo spazio vuoto nei pacchi per il commercio elettronico sia ridotto al minimo. Niente più maxi-scatole per una t-shirt.

Addio a certe plastiche monouso: I sacchetti trasparenti (polybag) che avvolgono ogni singolo capo nei magazzini dovranno cambiare volto. Dovranno contenere obbligatoriamente alte percentuali di plastica riciclata ed essere progettati per essere riciclati a loro volta.

Obbligo di “Design for Recycling” entro il 2030: Entro il 2030, tutti gli imballaggi della moda (scatole di scarpe, etichette, appendini, buste) dovranno essere riciclabili. Significa che i brand non potranno più unire materiali diversi difficili da separare (come il cartone plastificato o i dettagli in metallo sulle scatole di carta).

Tracciabilità e Nuove Etichette: Dal 2026 ogni imballaggio dovrà essere identificabile (tramite codici, lotti o QR code) per sapere chi lo ha prodotto e come gestirlo, mentre nei prossimi anni arriveranno etichette standard in tutta Europa per spiegare al cliente finale (finanziatore) esattamente in quale cassonetto buttare ogni pezzo.

La moda dovrà imparare a essere elegante… anche “nuda”

(Photo credits: pexels.com)

  • Share

Dalia Arablu

Nata a Torre Annunziata nel 1977, studio Chimica Tintoria a Napoli, subito dopo la scuola parto per un anno di apprendimento/lavoro a Londra e da lì si aprono le porte per collaborazioni con aziende estere che mi porteranno a viaggiare per il mondo nei 15 anni successivi. Nel 2021 fondo Devalia-a scientific approach to circular economy, con l’obiettivo di sviluppare progetti di economia circolare, con un approccio scientifico. Le scelte professionali, mi hanno consentito di assecondare una delle mie più grandi passioni: viaggiare, parlare con persone nuove e confrontarmi con culture diverse. Tutto questo si fonde con il piacere di ampliare le prospettive, osservare la natura umana e studiarne le abitudini, cosa che non smette mai di affascinarmi. La svolta consapevole mi permette di assecondare una delle mie esigenze principali, esprimere amore per la natura e cercare di passare più tempo possibile all’aria aperta, a contatto con essa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti

  1. ..non conoscevo Gastel,ma senza presunzione direi che basta osservarne la figura che apre questo articolo-elogio per "annusarne" lo sguardo,affilato e…

  2. ...chiedere o aspettarsi da una foto una qualche previsione sul futuro sarebbe uscire dal reale servizio che uno scatto dà.…

teatro shakespeare verona

Gli Ultimi Articoli

Cav. Claudio Gasparini

DIRETTORE

Collaboratori

Marica Preto

Alchimie Fotografiche

Claudia Farina

Cultura

Dott. essa Silvia Stefanini

In Salute

Stefano Valdegamberi

Turismo Lessinia

Maurizio Marogna

Turismo Baldo

Franco Visentini

Hobby&Arte

Paolo Forgia

Enogastronomia

Andrea Sansoni

Enogastronomia

Gerardo Decaro

Finanza

Dalia Arablu

Rivoluzione Eco Chic

Alessandro Scandola

Ordini Cavallereschi

Erika Silvestri

Psiconutrizione

Imma Cerciello

Psiconutrizione