La pelle nuda
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La pelle nuda
Estate. Caldo, troppo caldo. Il buon costume ci legittima a denudarci, contrariamente a quanto accade in altre stagioni. Il contatto con la nostra pelle è decisamente più frequente, si percepisce il sudore e l’odore cambia. La pelle, dunque, questo organo tanto esteso che ci confina. Segna il nostro limite fisico, quello che ci rende “uno” e che ci risponde e ci mostra concretamente la sua connessione tra il “fuori” e il “dentro”. Non a caso è composta anche di tessuto connettivo, che sostiene e connette.
Mi piace l’idea di creare questo mese un’alchimia che parte dalla biologia e arriva alla fotografia. Come? Proprio attraverso la connessione e prendo spunto da qui per toccare un tema che ho molto a cuore nel mio lavoro e nella mia ricerca quotidiana: il nudo. Argomento ancora troppo scottante in certe circostanze e, al contrario, fin troppo abusato di questi tempi. Il rischio di essere fraintesa è molto alto, ma ho il coraggio del mio pensiero, condivisibile o meno, talvolta contraddittorio anche a me stessa. Credo sia uno degli argomenti più difficili su cui mantenere l’equilibrio del pensiero, del percepire e dell’agire: la coscienza, l’istinto e l’azione.

foto di Marica Preto
Il corpo nudo è tra le visioni più alte che ispirano le mie fotografie ma non le ho mai circoscritte né riconosciute nella definizione di “nudo artistico”. Il corpo nudo è un corpo puro dove il contatto diventa linguaggio e il linguaggio diventa connessione. Avevo oltre quarant’anni quando per la prima volta al tatto del mio corpo qualcosa da dentro mi ha risposto. E non mi riferisco, né paragono questa sensazione, alle esplorazioni adolescenziali attraverso cui ciascuno, a modo proprio, ha scoperto e sperimentato altro. Il tatto e la scoperta non cercavano il corpo di un’età biologica inesorabile né i difetti contro cui puntare il dito davanti allo specchio. Le sensazioni percepite sono diventate immediato dialogo con il mio sguardo. Il mio sguardo è diventato Eros. Ed ho vissuto quel momento come un miracolo non richiesto né annunciato.

foto di Marica Preto
Nel meraviglioso passaggio del Simposio di Platone, a Diotima si deve il magnifico racconto della nascita di questo demone, dall’unione di Poros e Penia, Abbondanza e Mancanza. Eros eredita dall’Abbondanza la capacità di trovare sempre nuove risorse ed è perennemente desideroso, eredita dalla Mancanza il bisogno e la necessità di sopravvivere. Eros è un demone, né bello né brutto, né buono né cattivo, né mortale né immortale. È filosofo, perché non è né sapiente né ignorante, ma appunto una figura che sta nel mezzo. Cerca la sapienza. Gli dèi non la cercano, perché, essendo già sapienti, non possono cercare il sapere; l’ignoranza, invece, è paga di sé. Solo chi è indigente si sente bisognoso e in tal senso intendo la fame dell’eros: avere fame della vita.

foto di Marica Preto
È nei neri dei miei scatti che Eros sente il bisogno, è nella luce che esprimo il desiderio.
E come il filosofo di Diotima che sta nel mezzo, anche la nostra pelle sta tra la nostra interiorità e la nostra fisicità. Quante volte, mi chiedo, ci fermiamo e guardiamo la nostra pelle così? Quante volte ci accarezziamo per la bellezza di sentire la sensazione che affiora, la parola che tace e lo sguardo su di noi che cambia?
Questo è il senso delle mie fotografie di nudo. Questo è il senso che cerco di condividere con altre donne.
Trovare l’equilibrio, così come perderlo, è sempre trovare una parte di noi.
foto in copertina di Marica Preto
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Marica Preto
Marica Preto vive a Verona dove si dedica alla fotografia e alle sue contaminazioni attraverso una costante ricerca di concetto fondata su introspezione, identità e consapevolezza. Si ispira d’arte, scrittura, poesia, teatro, danza e quant’altro fondendo insieme il proprio essere con la propria professione. Realizza progetti fotografici specifici per le donne e non solo, collabora con realtà teatrali e artistiche attraverso i suoi contributi tecnici e creativi. Fondatrice del progetto Resta Viva, un ausilio ai professionisti impegnati nella relazione di aiuto attraverso la fotografia. I suoi progetti sono di carattere sperimentale-personale, sociale, culturale ed artistico. Organizza e conduce incontri di formazione sull’arte visiva e la fotografia terapeutica.

















