Ordine al Merito della Repubblica Italiana

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Ordine al Merito della Repubblica Italiana

Insegne maschili di commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, con miniatura e rosetta (Venezia, Santi). Sopra: fascia e placca di cavaliere di gran croce (Pesaro, Il Distintivo)

Repubblica Italiana

Status: attivo

Capo: presidente della Repubblica Italiana

Competenza/autorizzazione: nessuna – l’atto di conferimento è sufficiente a legittimarne l’uso

Istituito e regolato dalla legge 3 marzo 1951, n. 178 e dal decreto del presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 458, l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana è il primo tra gli Ordini cavallereschi della Repubblica.

Fu creato “per ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia e nell’impegno in pubbliche cariche e in attività svolte a fini sociali e umanitari, nonché nell’esplicazione di lunghi servigi di natura civile e militare”.

Per il conferimento dell’onorificenza è necessario aver compiuto almeno trentacinque anni di età, salvo nei casi di cittadini stranieri o particolari benemerenze.

Le concessioni – il cui numero massimo, suddiviso per classi, è determinato annualmente con apposito decreto – avvengono in occasione del 2 giugno (festa della Repubblica) e del 27 dicembre (anniversario della promulgazione della Costituzione). Solo i conferimenti motu proprio del presidente della Repubblica possono avvenire in altre date.

Il presidente della Repubblica, capo dell’Ordine, può conferire l’onorificenza di propria iniziativa, al di fuori della proposta e del parere previsti dalla legge, per benemerenze di particolare rilievo o per ragioni di cortesia internazionale.

La pubblicazione del conferimento nella Gazzetta Ufficiale è affidata al cancelliere dell’Ordine, mentre la consegna dei diplomi ai nuovi insigniti è di competenza delle Prefetture.

Ad eccezione di casi eccezionali o assegnazioni motu proprio del presidente della Repubblica, nessuno può essere insignito in prima nomina di un’onorificenza superiore a quella di cavaliere. È inoltre previsto l’avanzamento alla classe superiore dopo una permanenza minima di tre anni nella classe inferiore, salvo casi di speciali meriti.

Insegne femminili dell’Ordine (Crotone, archivio Il Meridio)

Le insegne dell’Ordine non possono essere conferite ai deputati e ai senatori durante il mandato parlamentare.

L’onorificenza può essere revocata in caso di rinuncia dell’interessato o per indegnità, ai sensi dell’art. 10 del D.P.R. 13 maggio 1952, n. 458, qualora si verifichino circostanze gravi che sconsiglino la concessione.

L’Ordine è suddiviso nei seguenti gradi: cavaliere di gran croce decorato di gran cordone, cavaliere di gran croce, grande ufficiale, commendatore, ufficiale e cavaliere (detto anche cavaliere della Repubblica).

Le nuove insegne, rinnovate con decreto del presidente della Repubblica 30 marzo 2001, n. 173, si compongono di una croce patente, ritondata, con i bracci smaltati di bianco, filettata d’oro, attraversante due rami di ulivo e di quercia d’oro, fruttati dello stesso, posti in cerchio. La croce è caricata al centro da uno scudetto circolare d’oro, bordato d’azzurro, recante nel recto l’emblema della Repubblica Italiana d’oro. All’interno della bordatura, in lettere lapidarie maiuscole romane d’oro, vi sono nella semiarea superiore le parole AL MERITO DELLA e, in quella inferiore, la parola REPUBBLICA; nel verso, l’effigie a sbalzo dell’Italia turrita d’oro in profilo e all’interno della bordatura, in lettere d’oro, nella semiarea superiore le parole PATRIAE UNITATI, in quella inferiore le parole CIVIUM LIBERTATI. La croce è appesa ad un nastro verde, con due liste di rosso, prossime ai bordi.

I rami d’ulivo e di quercia, simboli rispettivamente della volontà di pace del popolo italiano (art. 11 della Costituzione) e della forza e dignità del Paese, sono quelli dello stemma della Repubblica Italiana. La ruota dentata, invece, incarna il valore del lavoro, pietra angolare su cui si fonda la Repubblica. Le insegne precedenti al decreto del 30 marzo 2001 possono continuare ad essere indossate dagli insigniti.

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Alessandro Scandola

Alessandro Scandola nasce nel 1972 a Verona, dove tuttora risiede. Pubblica saggi e collabora con riviste specializzate in materia di Ordini cavallereschi e segni d’onore con articoli sul tema. È socio dell’Associazione Insigniti Onorificenze Cavalleresche e della Società Italiana di Studi Araldici di Torino. Nell’ambito del progetto Archivi politici vicentini della biblioteca Bertoliana di Vicenza, classifica e digitalizza l’intero archivio documentale delle tre Commissioni in materia di Ordini cavallereschi “non nazionali” e onorificenze, istituite presso il Governo Italiano, la prima presieduta del prof. Aldo Pezzana, la seconda e la terza dall’on. Alberto Lembo. Ultimi lavori pubblicati: Le onorificenze della Casa Granducale di Toscana nella moderna realtà italiana (2025); L’Ordine Costantiniano di San Giorgio (2021); Il Sovrano Ordine di Malta e l’Italia (2019).

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Commenti

  1. A parte il fatto che l'argomento è molto interessante per me che adoro bere un bicchiere a tavola e sapere…