Origini luoghi e numeri del catarismo italiano

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Origini luoghi e numeri del catarismo italiano

Se la memoria è stata cancellata per ottocento anni e le notizie pervenute sono state trasmesse quasi esclusivamente da fonti inquisitoriali – come di consueto, il vincitore scrive la storia e occulta la memoria dei vinti – in questi ultimi decenni è cresciuto l’interesse per il Catarismo: il più importante, diffuso movimento cristiano non ortodosso del Medioevo, che ha percorso l’Europa dalla Bulgaria alla Spagna.
E’ durato circa un secolo e mezzo, dalla metà del 1100 ai primi decenni del 1300 con epicentro in Provenza e nel Midi francese, in Italia del nord e del centro (Bologna, Firenze, Spoleto e Orvieto) ma anche in Sicilia nei primi decenni del 1300.
Bollati come eretici furono coloro che pensavano, agivano e vivevano in modo diverso dai canoni prescritti dalle autorità religiose; bastava interpretare con individuale spirito critico le Sacre Scritture o leggerle tradotte in lingua popolare per essere accusati e condannati.
Trasversale fu l’appartenenza sociale al catarismo. Gli artigiani confluirono in numero significativo: sarti, fabbri, conciatori, mugnai, osti, venditori ambulanti, seguiti da mercanti e possidenti denaro, terre, immobili e qualche nobile. Non un numero esorbitante, ma abbastanza per costituire una seria minaccia al potere temporale e spirituale della Chiesa di Roma: 500 a Verona; 1500 nella chiesa lombarda di Concorezzo; 200 Bagnolesi tra Mantova, Milano e Romagna; 100 nella chiesa della Marca-Vicenza; 100 in Toscana e Spoleto; 150 francesi stavano a Verona e in Lombardia, più altri gruppi sparsi per un totale di 4000. La fonte che documenta i numeri degli adepti è la “Summa de Chataris” scritta nel 1250 da Raniero Sacconi che li conosceva bene di persona: membro per molti anni della Chiesa catara di Concorezzo, alfine si pentì e divenne talmente zelante come inquisitore da essere espulso dalla Lombardia dove esercitava il proprio ufficio.
Il Catarismo si diffuse abbastanza rapidamente nelle regioni di Renania, Fiandre, Champagne, Occitania, introdotto, prioritariamente, dai partecipanti alla II Crociata, che furono convertiti da adepti di chiesa bulgara a Costantinopoli, secondo Anselmo d’Alessandria. La stessa fonte così riferisce sulla nascita del catarismo in Italia: un notaio cataro francese giunto in Lombardia incontrò a Concorezzo (vicino a Monza) un becchino di nome Marco, che a sua volta convertì due amici – Giovanni Giudeo tessitore, Giuseppe artigiano – e questi convinsero Aldrico di Bando. Eletto diacono, Marco predicò in Lombardia, nella Marca trevigiana e in Toscana; per questa sua intensa attività, il pope Niceta di Costantinopoli lo consacrò vescovo di tutte le comunità, verso la metà del 1100.

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Claudia Farina

Giornalista e scrittrice, vive a Verona. Specializzata in stampa turistica, cultura del vino ed eresie medievali, è direttrice della rivista Gardamore. Ha scritto articoli e libri inerenti il lago di Garda, l’Africa, il Medio Oriente e altri Paesi.   Fa parte di varie Associazioni tra cui Le Donne del vino; Wigwam (Rete associativa per lo sviluppo equo, solidale e sostenibile delle Comunità locali); Fidapa (Federazione italiana donne arti professioni affari ); Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori di vino). Ultimi libri pubblicati: “Sull’onda. Intrecci d’amore e di viaggio” Delmiglio editore; per Cierre Grafica ha scritto “Catari sul Garda. Maddalena l’apostola e il vescovo donna”; “La svolta nei racconti di dieci donne”; “Boni Homini. Sulle tracce dei Catari e di Maria Maddalena”; “Puri Cristiani. I Catari dal Piemonte alla Sicilia”. Scrive di tutto ciò che la interessa sul blog del suo sito www.claudiafarina.com

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Commenti

  1. ..non conoscevo Gastel,ma senza presunzione direi che basta osservarne la figura che apre questo articolo-elogio per "annusarne" lo sguardo,affilato e…

  2. ...chiedere o aspettarsi da una foto una qualche previsione sul futuro sarebbe uscire dal reale servizio che uno scatto dà.…

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