Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

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Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

Real Casa Borbone-Due Sicilie

Status: attivo

Gran maestro: titolo in disputa

○ S.A.R. il principe don Pedro, duca di Calabria – re titolare del Regno delle Due Sicilie (n. 1968);

○ S.A.R. il principe Carlo, duca di Castro – re titolare del Regno delle Due Sicilie (n. 1963).

Competenza/autorizzazione: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

Secondo la tradizione, l’imperatore romano Costantino il Grande fondò l’Ordine dopo aver avuto la visione di una croce luminosa con la scritta “In Hoc Signo Vinces”, poco prima della vittoria su Massenzio nel 312, creando la Milizia Aurata Costantiniana con cinquanta cavalieri, inclusi i suoi figli.

Tuttavia, molti storici moderni collocano la fondazione al 1190, basandosi sullo statuto riformato dall’imperatore bizantino Isacco IV Angelo Flavio Comneno, il quale avrebbe istituito un Ordine equestre con il compito di difendere l’Impero, di sottolineare la discendenza dei Comneni da Costantino I e di legarlo a San Giorgio, ponendolo sotto la regola di San Basilio.

Le categorie degli insigniti erano tre: di collana, riservata ai principi o ai consanguinei del gran maestro; di croce, destinata a chi poteva presentare prove di nobiltà; e di mezza croce, riservata ai militi benemeriti.

Nel 1576 la Santa Sede riconobbe l’Ordine Costantiniano come vera religione, confermando la regola di San Basilio e permettendo ai cavalieri professi (cioè con facoltà di pronunciare i voti) di ricevere benefici ecclesiastici e secolari. Successivamente venne nominato un cardinale procuratore generale per rappresentare l’Ordine presso la Santa Sede.

L’Ufficio Magisteriale passò dalla dinastia degli Angelo Comneno a Francesco I Farnese, duca di Parma e Piacenza, e ai suoi successori. Il trasferimento fu registrato a Venezia nel 1697 e confermato dall’imperatore Leopoldo I e dai papi Innocenzo XII e Clemente XI.

Nel 1705 Francesco Farnese stabilì la sede dell’Ordine a Santa Maria della Steccata e avviò riforme interne; nel 1717 fu creato un reggimento costantiniano per supportare la Repubblica Veneta contro i Turchi. Nel 1718 papa Clemente XI, con la bolla Militantis Ecclesiæ, confermò i diritti dei Farnese sull’Ordine Costantiniano, mettendolo sotto la protezione della Chiesa.

Con la morte di Antonio Farnese nel 1727, il Gran Magistero dell’Ordine passò a Carlo di Borbone, che, divenuto re delle Due Sicilie, lo trasferì da Parma a Napoli. Nel 1759, salito al trono di Spagna, Carlo lo cedette al figlio Ferdinando, re di Napoli e Sicilia. Tutti i passaggi furono ufficialmente confermati dai pontefici.

Insegne complete di cavaliere e dama di giustizia dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, obbedienza ispano-napoletana (Roma, Guccione). Sopra: insegne di gran croce jure sanguinis con placca d’oro, realizzate in oro e smalti, di fattura novecentesca (Torino, Aste Bolaffi)

Dopo il Congresso di Vienna (1815), l’arciduchessa Maria Luigia d’Austria ricevette il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla e, con decreto del 26 febbraio 1816, ricostituì l’Ordine Costantiniano, istituendo di fatto un nuovo Ordine ispirato alle tradizioni costantiniane.

Con l’unificazione d’Italia, la Real Casa di Borbone delle Due Sicilie continuò a detenere il Gran Magistero costantiniano, trasmettendolo ai successori in virtù della sua natura dinastico-familiare. Si propone “la glorificazione della Croce, la propaganda della Fede e la difesa della Santa Romana Chiesa”; si dedica inoltre all’assistenza sociale, alla beneficenza, alla cultura e all’educazione, collaborando con enti internazionali.

L’Ordine è guidato dal Gran Maestro, assistito dalla Real Deputazione; possono inoltre essere istituite Reali Commissioni, associazioni nazionali e delegazioni regionali. Le insegne sono riservate a cattolici di qualsiasi nazionalità e sono suddivise in classi attribuite in base alla nobiltà e alla posizione sociale.

L’Obbedienza ispano-napoletana è suddivisa in cavaliere di gran croce, dama di gran croce, cavaliere e dama, nelle classi di giustizia, jure sanguinis, merito e ufficio (quest’ultima prevede solo cavaliere e dama).

L’Obbedienza franco-napoletana comprende cavaliere di gran croce, dama di gran croce, cavaliere grande ufficiale, dama grande ufficiale, cavaliere commendatore, dama commendatore, cavaliere ufficiale, dama ufficiale, cavaliere e dama, nelle classi di giustizia, grazia e merito.

L’Ordine Costantiniano, con l’approvazione dei pontefici, ha acquisito il carattere di milizia religiosa, permettendo ai cavalieri di emettere voti religiosi come obbedienza, castità coniugale, umiltà e carità. Oggi questa possibilità è prevista dagli statuti, anche se non ci sono membri professi.

Le insegne consistono in una croce d’oro gigliata, smaltata di porpora, di forma greca, con alle quattro estremità le lettere I.H.S.V., iniziali del motto “In Hoc Signo Vinces”, e al centro il monogramma PX affiancato dalle lettere greche Alfa e Omega. La croce può essere semplice oppure sormontata dalla corona reale in oro, o dalla corona reale con trofeo militare in oro, a seconda della classe di appartenenza. Il nastro è di seta celeste ondulata. L’Ordine conferisce inoltre la medaglia di benemerenza costantiniana, in oro, argento e bronzo, e altre medaglie per celebrare particolari avvenimenti.

Insegne complete di balì gran croce di giustizia decorato del collare, obbedienza ispano-napoletana (Roma, Guccione)

LA DISPUTA DINASTICA

Dagli anni 1960 la Casa Borbone delle Due Sicilie è interessata da una disputa dinastica che si sviluppa tra due linee: il ramo di Calabria, guidato da S.A.R. il principe don Pedro di Borbone delle Due Sicilie e Orléans, duca di Calabria (primogenito farnesiano), e il ramo di Castro, guidato da S.A.R. il principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, duca di Castro.

Sicché negli anni ’60 le due linee della Casa entrarono ufficialmente in conflitto. Al centro della controversia c’era la rappresentanza della Real Casa e la legittimità a conferire gli storici Ordini cavallereschi, in particolare l’Ordine Costantiniano di San Giorgio e l’Ordine di San Gennaro.

Per completezza, va ricordato che, a seguito di pareri unanimi resi da cinque organi giurisdizionali e di governo dello Stato spagnolo e dal Consiglio di Stato del Regno di Spagna, sin dal 1984 la posizione del re di Spagna – titolare del ceppo principale della famiglia e unico Borbone attualmente regnante – è stata quella di riconoscere come legittimo capo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie e gran maestro degli Ordini dinastici S.A.R. il principe don Carlos, duca di Calabria, infante di Spagna e padre del principe don Pedro. Per questo motivo, nel 1994 S.M. don Juan Carlos I, re di Spagna, conferì a don Carlos di Borbone delle Due Sicilie e Borbone-Parma la dignità di infante di Spagna quale rappresentante della linea dinastica Borbone delle Due Sicilie, storicamente vincolata alla Corona di Spagna. C’è quindi una netta presa di posizione da parte del ramo ancora regnante, quello spagnolo, a favore della linea primogenita. Lo Stato italiano, nonostante la disputa dinastica tuttora in atto, autorizza il porto delle insegne conferite da entrambe le obbedienze.

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Alessandro Scandola

Alessandro Scandola nasce nel 1972 a Verona, dove tuttora risiede. Pubblica saggi e collabora con riviste specializzate in materia di Ordini cavallereschi e segni d’onore con articoli sul tema. È socio dell’Associazione Insigniti Onorificenze Cavalleresche e della Società Italiana di Studi Araldici di Torino. Nell’ambito del progetto Archivi politici vicentini della biblioteca Bertoliana di Vicenza, classifica e digitalizza l’intero archivio documentale delle tre Commissioni in materia di Ordini cavallereschi “non nazionali” e onorificenze, istituite presso il Governo Italiano, la prima presieduta del prof. Aldo Pezzana, la seconda e la terza dall’on. Alberto Lembo. Ultimi lavori pubblicati: Le onorificenze della Casa Granducale di Toscana nella moderna realtà italiana (2025); L’Ordine Costantiniano di San Giorgio (2021); Il Sovrano Ordine di Malta e l’Italia (2019).

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