Bravissimo artista, con una straordinaria eleganza e delicatezza.
Tanto valeva andare al supermercato
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Tanto valeva andare al supermercato
Si è da poco conclusa la mia mostra fotografica Moltitudini. Non vuole essere questa la sede per auto-recensire l’evento ma desidero prendere spunto per una riflessione sull’esperienza umana che le fotografie hanno saputo far nascere. E’ bastato leggere le testimonianze, i pensieri lasciati dai visitatori sul quaderno. La sensazione è quella di un unico, universale scritto, una stessa sensibilità che ha toccato corde diverse: chi lo smarrimento, chi il rispecchiamento, chi la riscoperta di tornare ad immaginare. Questi alcuni temi della mostra.
Non ci sono semplici testimonianze di una visita ma profonde ammissioni di sé, segreti, quasi confessioni liberate e protette dall’anonimato di una firma.

“Se esci come sei entrato tanto valeva andare al supermercato“.
Riassumo così, con questo pensiero trovato tra le pagine, che si legge apparentemente con ironia ma di fatto cela un forte significato, una provocazione da cogliere. Mi è risuonata in testa a lungo ed ho provato un impeto di ottimismo e di fiducia. Non ci siamo ancora persi, ci sono ancora fessure da scoprire e attraversare!
Sconosciuti che dopo la visita, senza proferire parola, si avvicinavano chiedendo un abbraccio o si abbandonavano al pianto.
Non nascondo che ad un certo punto mi sono sentita in dovere di chiedere a me stessa con sana obiettività “Ma cosa ho fatto?”. E così si è consolidata in me la consapevolezza di quanto le immagini possano essere potenti e penetranti pur ritraendo soggetti diversi che hanno avuto la forza di riflettere qualcosa che accomuna. Ecco, dunque, quell’appartenenza al Tutto. In mostra anche immagini di impronta astratta che, contestualizzate, hanno scaturito visioni, creatività, fantasia e immaginazione.
Una riflessione sul bisogno di queste esperienze e condivisioni, sulla necessità che tutta l’arte prodotta venga non solo realizzata/partorita ma, proprio come un figlio dal quale il distacco è inevitabile, che sia donata come figlia del mondo, figlia di tutti, figlia del Tutto. Un distacco difficile quando le opere non sono il frutto di un obiettivo meramente commerciale ma espressione di un sentire profondo accogliendo le proprie insicurezze, le presunte imperfezioni e diventare voce di pura autenticità. Questo è per me un modo per mantenersi umani, fondersi con le infinite e diverse sfumature di ciascuno di noi e diventare voce universale.

Moltitudini non è stato un sogno realizzato ma… un bisogno. Non trattenere per me come un gesto di possesso e di compiacimento ma liberare e donare. Far emergere sensibilità che spesso oggi vengono tradotte in fragilità e che pare non abbiamo più il diritto di manifestare o la capacità di ammettere. Non abbiamo più il diritto di nascondere chi siamo. Queste immagini sono fessure aperte per chi ha ancora il coraggio di guardarsi dentro e riconoscersi, finalmente, parte di un unico, universale sentire.
Ed è davanti a questi brevi pensieri ed esperienze di vita che credo nel potere trasformativo, evolutivo dell’arte. Per questo anche la fotografia sa essere arte non meno di altre, come linguaggio di indagine e ricerca, di comunione e comunicazione tra le persone. Una Babele. Una lingua che non ha necessità di tradurre parole ma che sa contaminare altre vite, provocare il pensiero e la sua forma. Sconfinare al di là dei limiti e delle barriere, al di là di qualcosa, qualunque cosa sia.
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Marica Preto
Marica Preto vive a Verona dove si dedica alla fotografia e alle sue contaminazioni attraverso una costante ricerca di concetto fondata su introspezione, identità e consapevolezza. Si ispira d’arte, scrittura, poesia, teatro, danza e quant’altro fondendo insieme il proprio essere con la propria professione. Realizza progetti fotografici specifici per le donne e non solo, collabora con realtà teatrali e artistiche attraverso i suoi contributi tecnici e creativi. Fondatrice del progetto Resta Viva, un ausilio ai professionisti impegnati nella relazione di aiuto attraverso la fotografia. I suoi progetti sono di carattere sperimentale-personale, sociale, culturale ed artistico. Organizza e conduce incontri di approfondimento sull’arte visiva, la poesia, la fotografia terapeutica e ogni ispirazione che ne deriva.


















..son capitato in quella chiesa non per caso. Pur essendo un ex scrigno di devozione,non ha perso la sua impronta liturgica. E credo,senza ombra di presunzione, che il merito sia di quelle scure ostie appese a tiro di pupilla. Ostie non più tande,ma con una nuova sacralità geometrica.
Evocavano una specie di fascino etilico in corpi pieni di voci,mentre le si inghiottivano con gli occhi. E qui mi taccio.