Andrea Cesaro si racconta: la passione per la cucina tra radici, creatività e tv
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Andrea Cesaro si racconta: la passione per la cucina tra radici, creatività e tv
Un ritorno al paese natio per mantenere una promessa d’amore, una carriera costruita sul campo tra aule di formazione, show cooking ed esperienze televisive al fianco di Alessandro Borghese. Andrea Cesaro è un fiume in piena di energia, curiosità e amore per il Veneto. Chef, docente e divulgatore, ci apre le porte del suo mondo fatto di riscoperta delle materie prime, rispetto per i produttori locali e una filosofia chiara: innovare senza mai perdere la propria identità. Ecco come si racconta a Poliedrico Magazine.
Da Montagnana al mondo e poi di nuovo a casa: quanto contano le tue radici e quella promessa d’amore legata alla tua terra?
«Sono nato a Montagnana, una meravigliosa città murata del Veneto. Ho vissuto per tanti anni a Santa Margherita d’Adige, dove si è sviluppata una parte importante della mia vita. Poi sono tornato a Montagnana, un ritorno che per me ha un significato davvero speciale. Durante gli anni delle scuole superiori, insieme a quella che allora era la mia fidanzata, oggi mia moglie, ci eravamo promessi che un giorno saremmo tornati a vivere proprio nel luogo in cui ci eravamo innamorati. Con il tempo quella promessa è diventata realtà. Oggi Montagnana è casa, un luogo che racchiude una storia d’amore, ricordi e radici. Perché a volte la vita ti porta lontano, ma ci sono luoghi che continuano ad aspettarti».
Il tuo è stato un percorso non lineare ma ricco di esperienze, compresa un’importante parentesi nell’insegnamento. Come si è evoluta la tua idea di cucina?
«Il mio percorso non è stato una linea retta. La cucina è diventata centrale attraverso lo studio e il lavoro sul campo. Per tredici anni ho lavorato anche nella formazione professionale, accompagnando i ragazzi nei laboratori di cucina, panificazione e pasticceria. Insegnare mi ha dato molto: per trasmettere bisogna continuare a studiare e mettersi in discussione».
Quando hai capito che trasformare gli ingredienti in emozioni sarebbe diventato il lavoro della tua vita?
«Non c’è stato un unico momento decisivo, ma un percorso di esperienze e incontri. Mi ha conquistato la capacità di trasformare ingredienti semplici in emozioni. Col tempo ho capito che non volevo soltanto cucinare: volevo anche raccontare, condividere, insegnare e trasmettere la mia passione».
Show cooking, formazione, la TV con Alessandro Borghese e i progetti di territorio: come riesci a far convivere anime così diverse nel tuo quotidiano?

«Oggi il mio lavoro è dinamico e comprende show cooking, cooking class, eventi gastronomici, consulenze e progetti per valorizzare i prodotti del territorio. Collaboro con aziende, realtà locali e consorzi, raccontando le eccellenze attraverso ricette e incontri con il pubblico. Ho avuto anche l’opportunità di vivere esperienze televisive accanto ad Alessandro Borghese per TV8: un’occasione per confrontarmi con un contesto diverso, in cui la cucina diventa anche comunicazione e spettacolo. La formazione resta una parte importante della mia identità: dopo tanti anni di insegnamento continuo a credere nel valore della condivisione. Posso passare da un laboratorio scolastico al palco di uno show cooking, mantenendo sempre lo stesso desiderio: comunicare attraverso il cibo».
Radicchio di Verona, Pesca di Verona, Prosciutto Veneto: qual è il tuo legame con i produttori e come interpreti la sostenibilità al forno e ai fornelli?

«Credo che ogni buona cucina parta dalla materia prima. Il Veneto offre prodotti, storie e tradizioni straordinari. Ho avuto modo di partecipare a progetti di valorizzazione di eccellenze come il Radicchio di Verona IGP, la Pesca di Verona IGP e il Prosciutto Veneto DOP. Raccontare un prodotto significa parlare anche delle persone che lo coltivano e lo realizzano. Per me sostenibilità vuol dire rispettare stagionalità, produttori e risorse, evitando sprechi e valorizzando gli ingredienti».
Tradizione e innovazione: fino a che punto ci si può spingere nella sperimentazione senza rischiare di snaturare un piatto?
«Non considero tradizione e innovazione due mondi contrapposti. La tradizione è il patrimonio da conoscere e rispettare; l’innovazione è la possibilità di interpretarlo con tecniche e sensibilità contemporanee. Mi piace sperimentare consistenze, temperature e abbinamenti, ma ogni scelta deve avere un senso. Non amo l’innovazione fine a sé stessa: una tecnica nuova deve valorizzare il piatto, non soltanto stupire. L’obiettivo è essere contemporanei senza perdere identità».
Guardando indietro lungo il tuo cammino, quali sono state le emozioni più grandi e gli ostacoli che ti hanno insegnato di più?

«La soddisfazione più grande è quella umana: gli incontri con ragazzi, colleghi, produttori e appassionati. Mi emoziona sapere che alcune persone seguono i miei show cooking da anni e continuano a esserci. Anche vedere un allievo acquisire fiducia e riuscire in qualcosa che sembrava difficile è una grande gratificazione. Non sono mancate le difficoltà: questo lavoro richiede sacrificio, organizzazione, studio e capacità di reinventarsi. Ho imparato che cambiare strada non significa necessariamente perdere qualcosa; a volte è il modo per continuare a crescere».
Quali traguardi e nuovi format stai preparando per il futuro?
«Continuo a lavorare su eventi, show cooking, formazione e progetti legati al territorio. Vorrei sviluppare esperienze che uniscano cucina, divulgazione e convivialità, dando forma a nuovi format gastronomici. Voglio continuare a crescere senza perdere curiosità: in cucina c’è sempre qualcosa da imparare, provare e migliorare».

Tra fotocamere, social media e la vita di tutti i giorni: cosa fa Andrea Cesaro quando toglie la giacca da chef?
«La cucina continua a essere una passione anche fuori dal lavoro: mi piace sperimentare, studiare e lasciarmi ispirare. Mi interessano la fotografia e la comunicazione, perché amo raccontare attraverso le immagini e condividere sui social ricette e momenti di vita. Ma il tempo più prezioso è quello dedicato alla famiglia. Essere padre mi ha insegnato a guardare tante cose da una prospettiva diversa e a dare valore ai momenti semplici».
Se dovessi definirti attraverso tre aggettivi, una frase e il tuo mantra personale, quali sceglieresti?

«Curioso, perché voglio imparare e sperimentare. Creativo, perché mi piace cercare nuovi abbinamenti e modi personali per raccontare un ingrediente. Determinato, perché credo nel lavoro, nella costanza e nella capacità di rialzarsi quando le cose non vanno come previsto.
La frase che mi sintetizza è: «Non smettere mai di avere fame di cose nuove, ma non dimenticare mai da dove sei partito».
Il mio mantra: «La passione ti fa cominciare, la curiosità ti fa crescere».
In conclusione, qual è il messaggio o l’eredità che speri di trasmettere a chi ti segue?
«Ho imparato che non esiste una sola strada per arrivare a ciò che desideriamo. Il percorso è fatto di cambiamenti, incontri, occasioni e anche rinunce. Credo nelle persone, nella condivisione e nel mettersi in gioco. In cucina, come nella vita, servono sensibilità, rispetto, passione e voglia di continuare a imparare. Mi piacerebbe che il mio lavoro lasciasse qualcosa: un sapore, un ricordo, un sorriso o la curiosità di mettersi ai fornelli. Perché la cucina, per me, non è soltanto preparare qualcosa di buono: è un modo per entrare in relazione con gli altri».
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Direttore Claudio Gasparini
Giornalista, iscritto all'O.d.G. Veneto dal 1988, collaboro anche con altre testate giornalistiche cartacee, on-line e radiofoniche. Coautore del libro "Eccomi... una storia d'amore con Dio" pubblicato nel 2015. Cavaliere della Repubblica e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Socio Lions, Officer e coordinatore della rivista distrettuale.

















