Catari Capitolo X

Catari Capitolo X

CONCOREZZO

“Ascoltate voi stessi e guardate nell’Infinito e dello Spazio e del Tempo. Là echeggiano il canto degli Astri, la voce dei Numeri, l’armonia delle Sfere.
Ermete Trismegisto
Una citazione che riassume filosofia, cosmogonia e scuole di pensiero che hanno attraversato i secoli in culture diverse.
Oggi vi parlo della chiesa catara sorta a Concorezzo – come più volte sottolineato, per chiesa si intende l’assemblea dei fedeli che si riunivano in una casa, talvolta trasformata in atelier per insegnare i lavori manuali. Si tratta di un comune vicino a Monza che conta attualmente circa 15 mila abitanti; qui sorse la prima chiesa catara italiana verso la metà del 1100 con il vescovo Marco e la comunità di Patarini più numerosa d’Italia comprendente 1500 perfetti, un numero esorbitante, se si pensa allo stile di vita rigoroso che dovevano tenere i consolati. Contrariamente ad altri luoghi dove non c’è traccia di quei cristiani sconfitti, Concorezzo ne ha conservato memoria materiale e culturale, a cominciare dai cartelli stradali.
Il centro è attraversato da via Patarini su cui si affacciano corti d’origine medievale, poche aperte, la maggior parte chiuse da cancelli e portoni; sono contraddistinte da una targa apposta dall’Archivio Storico di Concorezzo che ricorda l’attività degli abitanti come i tessitori (Tessitori erano chiamati i Catari).
“I senza colpa. Eresia catara tra Europa e Concorezzo” letture-suggestioni-immagini con incursioni storiche e il suono della ghironda è la performance che è stata loro dedicata da DelleAli Teatro presso la Biblioteca, domenica 18 febbraio 2018, 740 anni dopo il rogo nell’Arena di Verona che segnò la fine del catarismo, avvenuto domenica 13 febbraio 1278. Nella città scaligera, com’è noto, nulla di tangibile e visibile ricorda i Catari.
Enclave cattolica e torre di guardia in territorio cataro rimase la chiesa di Sant’Eugenio documentata fin dall’803, dove si insediò il quartier generale dell’offensiva che annientò la “Chiesa d’amor”.
Un luogo sacro da visitare – solo su prenotazione – in modo lento e accorto per cogliere, nella sua raccolta bellezza, echi biblici e simboli di antiche culture, la sensibilità per le dee madri rifusa nelle Madonne, tra lame di luce provenienti dal rosone, barbaglio di candele, bouquet di fiori da sposa. Qui i cittadini di Concorezzo amano celebrare le nozze. La strage dei Perfetti avvenne in seguito all’assassinio dell’inquisitore Pietro da Verona, che si vede ritratto in tante chiese, soprattutto nelle chiese d’origine domenicana, con il falcetto ficcato nel cranio. Di questo scriverò nella prossima puntata.

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Claudia Farina

Giornalista e scrittrice, vive a Verona. Specializzata in stampa turistica, cultura del vino ed eresie medievali, è direttrice della rivista Gardamore. Ha scritto articoli e libri inerenti il lago di Garda, l’Africa, il Medio Oriente e altri Paesi.   Fa parte di varie Associazioni tra cui Le Donne del vino; Wigwam (Rete associativa per lo sviluppo equo, solidale e sostenibile delle Comunità locali); Fidapa (Federazione italiana donne arti professioni affari ); Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori di vino). Ultimi libri pubblicati: “Sull’onda. Intrecci d’amore e di viaggio” Delmiglio editore; per Cierre Grafica ha scritto “Catari sul Garda. Maddalena l’apostola e il vescovo donna”; “La svolta nei racconti di dieci donne”; “Boni Homini. Sulle tracce dei Catari e di Maria Maddalena”; “Puri Cristiani. I Catari dal Piemonte alla Sicilia”. Scrive di tutto ciò che la interessa sul blog del suo sito www.claudiafarina.com

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