ENRICO FEDRIGOLI. “SOGNI METAFISICI: TRESIGALLO”.
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ENRICO FEDRIGOLI. “SOGNI METAFISICI: TRESIGALLO”.
Inaugurata la mostra patrocinata dall’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Verona
L’esposizione, ad ingresso libero, è visitabile fino al 20 novembre nella sede di Arredoluce a San Giovanni Lupatoto (VR) – Via Cà Nova Zampieri 16 – Orari: lunedì – venerdì: 9.30-12.30 / 15.30-18.30
La città metafisica di Tresigallo nello sguardo del fotografo e artista Enrico Fedrigoli. È stata inaugurata il 22 ottobre, nello spazio Arredoluce (Via Cà Nova Zampieri 16, San Giovanni Lupatoto – Verona), la mostra fotografica “Enrico Fedrigoli. Sogni metafisici: Tresigallo”, curata da Amedeo Margotto, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Verona, che ne ha concesso il patrocinio, e dal designer Elvilino Zangrandi. Un progetto realizzato in collaborazione con l’associazione “In principio era la luce” che valorizza artisti che lavorano sulla luce come elemento di creatività ed ispirazione.

In mostra, 50 fotografie in bianco e nero, i 50 sogni metafisici di Fedrigoli che fissano l’atmosfera sospesa e atemporale di Tresigallo, nella pianura orientale della provincia di Ferrara, unica città di fondazione in Italia riconosciuta ufficialmente come città d’arte, capitale dell’architettura razionalista italiana.
Nato a Sant’Ambrogio di Valpolicella nel 1953, fotografo professionista nel 1981, Enrico Fedrigoli da sempre si è interessato all’architettura e al teatro, affiancando in seguito all’attività di fotografo pubblicitario la ricerca artistica. Dall’architettura allarga, poi, la propria indagine ai rapporti spaziali dei paesaggi e alla fotografia del territorio, mettendo in relazione l’architettura degli edifici con la presenza umana nello spazio.
Da questa connessione, nasce anche il progetto su Tresigallo, cui lavora per un anno intero con il suo banco ottico di grande formato, evitando una rappresentazione documentaria per restituire invece l’atmosfera sospesa, atemporale e straniante della città metafisica progettata negli anni Trenta dall’ingegnere comunale Carlo Frighi su schizzi dell’allora ministro dell’Agricoltura Edmondo Rossoni, nativo del luogo.
Il rigoroso bianco e nero delle immagini, valorizzato dalla luce e da una stampa artigianale su carta baritata, esalta le geometrie e le forme dell’architettura del luogo: una fusione estraniante di razionalismo e urbanistica, dall’esito pittorico.
Dopo i saluti di Amedeo Margotto e di Giovanni e Silvano Ferrari, fondatori di Arredoluce, con la moderazione della giornalista Mariangela Bonfanti si sono susseguiti gli interventi della storica dell’arte Paola Marini e di Enrico Fedrigoli che hanno introdotto visione, temi e tecnica fotografica alla base degli scatti su Tresigallo. Ad accompagnare la visita guidata, la sorprendente e suggestiva performance vocale ed artistica di Ljuba Bergamelli, soprano, performer e ricercatrice italiana, che ha esaltato, in controcanto, le architetture fotografate.
«Come Ordine degli Architetti abbiamo sostenuto questa iniziativa ritenendo la mostra fotografica occasione per una doverosa riflessione critica su quanto si sia perso sottraendo la connotazione stilistica al manufatto architettonico. Un manufatto architettonico che oggi è sempre più connotato dal linguaggio riferibile all’autore più che al contesto urbano. Tresigallo è un felice connubio tra spazio identitario urbano e architettura; la fotografia, quale arte visiva bidimensionale, negli sguardi di Fedrigoli restituisce la tridimensionalità di Tresigallo imponendo, in tale direzione, una ulteriore riflessione a noi architetti», le parole di Amedeo Margotto, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Verona e co-curatore della mostra.

«Tresigallo è probabilmente la più compiuta e la più vicina al nostro territorio delle numerose città di fondazione di epoca fascista, “città metafisica” perché particolarmente legata, in quanto ferrarese, alla poetica di De Chirico, Savinio, Carrà, De Pisis – la sottolineatura iniziale di Paola Marini, storica dell’arte, già direttrice del sistema dei Musei Civici di Verona – La scelta di un dispositivo che, funzionando scollegato dalla visione ottica diretta, coinvolge direttamente la (ri)costruzione mentale e la progettazione rende la ricerca fotografica una sorta di correlativo oggettivo del sogno utopico di Rossoni tradotto in realtà architettonica e urbanistica. Nel solco della strada indicata da maestri, l’Avanguardia tedesca, Mimmo Jodice, Gabriele Basilico, Giovanni Chiaramonte, Fedrigoli ci consegna un monumento tanto rigoroso quanto intensamente emotivo. Cui contribuiscono, anche, le complesse sovrapposizioni delle visioni del centro ferrarese sulla pellicola già impressa, ma non ancora stampata: dalle nuvole catturate nell’amato Cadore o l’intensa presenza scenica di Ljuba Bergamelli sovrapposta alle architetture».
Lentezza e immanenza sono gli elementi che caratterizzano la straordinaria capacità di Fedrigoli nel creare connessioni e sovrapposizioni tra l’architettura degli edifici e la presenza umana nello spazio, in questo caso la performance artistica di Ljuba Bergamelli. «Nell’architettura razionalista che delinea i contorni di Tresigallo – le parole di Fedrigoli – ogni linea è tratteggiata in funzione del raggiungimento di un esemplare rigore spaziale; allo stesso modo nel canto, ogni minuscolo gesto viene modulato altrettanto rigorosamente allo scopo di mettere ordine nel caos molecolare dell’aria», la sottolineatura di Fedrigoli.
La mostra, ad ingresso libero, resterà allestita fino al 20 novembre 2026, con orari dal lunedì al venerdì, 9.30-12.30 / 15.30-18.30
Il progetto grafico dell’allestimento è a firma di Luca Ferrari; mentre il coordinamento del progetto è a cura di Nicola Zansavio. Si ringrano Gianni e Silvano Ferrari di Arredoluce.
Enrico Fedrigoli – Note Biografiche
Enrico Fedrigoli nasce nel 1953 a Sant’Ambrogio di Valpolicella. Dagli anni Settanta si avvicina alla fotografia, lavorando inizialmente come fotografo di architettura e pubblicitario in Italia e all’estero. Tappe significative del suo percorso sono il reportage del 1983 sul viaggio in India di Milo Manara e il progetto su Berlino del 1988, pubblicato sulla rivista “Area” accanto ai lavori di Luigi Ghirri e Gabriele Basilico. Dal 1996 affianca alla ricerca fotografica una intensa collaborazione con il mondo del teatro contemporaneo, in particolare con il gruppo Fanny&Alexander.
La sua fotografia, esclusivamente in bianco e nero e realizzata con banco ottico di grande formato, si distingue per l’attenzione artigianale alla stampa su carta baritata.
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Direttore Claudio Gasparini
Giornalista, iscritto all'O.d.G. Veneto dal 1988, collaboro anche con altre testate giornalistiche cartacee, on-line e radiofoniche. Coautore del libro "Eccomi... una storia d'amore con Dio" pubblicato nel 2015. Cavaliere della Repubblica e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Socio Lions, Officer e coordinatore della rivista distrettuale.

















