..non conoscevo Gastel,ma senza presunzione direi che basta osservarne la figura che apre questo articolo-elogio per "annusarne" lo sguardo,affilato e…
CHE COS’È L’INFLUENZA AVIARIA
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CHE COS’È L’INFLUENZA AVIARIA
L’influenza aviaria, o “bird flu”, è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce prevalentemente gli uccelli selvatici, che fungono da serbatoio e possono eliminare il virus attraverso le feci. Solitamente tali uccelli non si ammalano, ma possono essere molto contagiosi per gli uccelli domestici come polli, anatre, tacchini, oche e altri animali da cortile. È causata da ceppi di virus influenzali di tipo A della famiglia Orthomixoviridae, pleomorfi (cioè di forma variabile) più o meno tondeggianti del diametro di circa 100-120 nm, classificati in base al tipo di emoagglutinina (H) e neuroaminidasi (N); tali ceppi possono essere ad alta o bassa patogenicità (rispettivamente HPAI e LPAI), a seconda delle caratteristiche molecolari del virus.

Il pollame infettato dal virus LPAI non presenta necessariamente i segni della patologia oppure li mostra in grado lieve. Le infezioni causate dall’HPAI sono invece più gravi e possono anche essere mortali. Sia il virus HPAI che quello LPAI possono diffondersi rapidamente dagli allevamenti di volatili. Pertanto è essenziale mettere in atto rigorose misure di biosicurezza negli allevamenti. Inoltre i virus LPAI possono mutare in ceppi altamente patogeni, motivo per cui è importante gestire tempestivamente i focolai infettivi.
Il virus dell’influenza aviaria circola a partire dal 1800, quando si registrarono le prime epidemie tra gli uccelli. Questi focolai vennero analizzati e caratterizzati ed il virus venne definito “peste degli uccelli”. Nel 1955 si determinò che tale virus fosse un virus influenzale di tipo A e si comprese che avesse molte similitudini con l’influenza umana e suina. L’influenza aviaria, allora, era considerata una malattia di rara insorgenza: solo 18 focolai furono registrati in 40 anni, dal 1958 al 1998. Il ceppo di virus dell’influenza aviaria A(H5N1) è emerso nel 1996. È stato identificato per la prima volta nella Cina meridionale e a Hong Kong. Nel corso degli ultimi anni, in seguito all’incremento esponenziale della produzione avicola, si è assistito a un netto aumento a livello mondiale di focolai di influenza aviaria ad alta e a bassa patogenicità, tanto da interessare, a partire dal 2003, più di 60 Paesi causando la morte o l’abbattimento di oltre 150 milioni di volatili. In diversi paesi del Sud Est Asiatico, come Cina, Vietnam, Corea del Sud e Indonesia, l’influenza aviaria causata da virus H5N1 ad alta patogenicità è presente in forma endemica.

L’importanza del controllo sanitario per questa malattia non è solo un problema di sanità animale ma anche di salute pubblica. Infatti i virus influenzali appartenenti al tipo A possono infettare anche altri animali (maiali, cavalli, cani, gatti, balene) nonché l’uomo. Data l’elevata frequenza con cui questi virus vanno incontro a fenomeni di mutazione, c’è la possibilità che da un serbatoio animale possa originare un nuovo virus per il quale la popolazione umana risulti suscettibile, dando modo alla malattia di estendersi a livello globale e provocando quindi una pandemia.

Un nuovo virus dell’influenza aviaria di tipo A, A(H7N9), è stato identificato in Cina nel marzo 2013, causando gravi malattie negli esseri umani. È stata la prima volta che un virus dell’influenza aviaria di tipo A a bassa patogenicità è stato associato a esiti fatali per gli esseri umani. Questo sottotipo si è evoluto in una forma altamente patogena che causa anche infezioni umane. A seguito di vaccinazioni di massa del pollame in Cina, sono state osservate solo infezioni umane sporadiche, con l’ultimo caso segnalato nel marzo 2019. L’epidemia di HPAI dell’anno epidemiologico 2021-2022 è stata la più grave mai registrata nell’UE per numero di focolai nel pollame, diffusione geografica e numero di uccelli selvatici morti. Nell’anno epidemiologico seguente, e in particolare nel 2023, i virus HPAI A(H5N1) si sono diffusi in tutto il mondo e hanno ampliato la loro gamma di ospiti, causando eventi mortali in più specie. Ad oggi, sono state riscontrate oltre 50 specie diverse di mammiferi infettate dai virus HPAI. Occasionalmente si è verificata trasmissione da animale a uomo, mentre non è stata segnalata alcuna trasmissione da uomo a uomo.
TRASMISSIONE
Il virus dell’influenza aviaria H5N1 non viene tramesso facilmente all’uomo poiché il suo recettore (SA-alfa-2,3-galattosio) non è espresso sulle cellule del tratto respiratorio superiore, bensì è presente nel tratto respiratorio inferiore. L’influenza aviaria può essere trasmessa dagli animali all’uomo in due modi:
- per contatto diretto con animali infetti;
- tramite ambienti contaminati.

Le persone esposte a volatili potenzialmente infetti, come i lavoratori durante le operazioni di abbattimento, o quelle a stretto contatto con mammiferi potenzialmente infetti (ad esempio volpi o altri animali selvatici), devono essere adeguatamente protette e messe sotto osservazione un volta avvenuta l’esposizione. Negli ultimi anni, i virus aviari che hanno provocato infezioni e alcuni decessi nell’uomo sono stati l’A/H5N1 (circolante dal 1997) e l’A/H7N9 (circolante dal 2013). Il rischio che il virus si trasmetta all’uomo è molto basso, e riguarda persone in stretto contatto con uccelli ammalati o morti di influenza aviaria. I paesi maggiormente colpiti sono Cina, Indonesia, Egitto e Vietnam. La vendita di pollame vivo nei mercati rappresenta un fattore importante nella diffusione del virus.
CLINICA
Le forme cliniche causate dai virus dell’influenza aviaria sono state associate con una vasta gamma di malattie, dalla semplice congiuntivite, alla malattia simil-influenzale, alla malattia respiratoria grave (ad esempio, difficoltà respiratorie, polmoniti , insufficienza respiratoria), alla malattia multi-organo. A volte, sono accompagnate da nausea, dolori addominali, diarrea, vomito e malattie neurologiche (alterazione dello stato mentale, convulsioni).

PREVENZIONE
La vendita di pollame vivo nei mercati all’aperto, dove le uova e gli uccelli sono venduti in condizioni di sovraffollamento e, spesso, di igiene precaria, rappresenta un’importante forma di esposizione al virus con rischio di infezione e diffusione della malattia. È, quindi, fortemente consigliato non frequentare tali luoghi se si viaggia in paesi colpiti da focolai di influenza aviaria. Il virus A/H5N1 dal 2011 è considerato radicato (endemico) in Bangladesh, Egitto, Cina, India, Indonesia e Vietnam.
Per ridurre la diffusione del virus tra gli allevamenti di pollame (avicoli), si attuano procedure di pulizia e disinfezione, sia in ingresso che in uscita dagli allevamenti, per persone, mezzi e materiali. I virus dell’influenza aviaria, infatti, si possono trasmettere da un allevamento infetto ad altri anche attraverso i mezzi di trasporto utilizzati nelle aziende, il contatto con strumenti ed attrezzi infetti, le gabbie per gli uccelli, i mangimi e persino gli indumenti degli operatori. La vaccinazione dei volatili, associata alle altre misure di controllo (abbattimento di massa degli avicoli, controllo delle movimentazioni e misure di biosicurezza), è uno strumento importante per combattere l’influenza aviaria a livello globale, necessaria in particolar modo nei Paesi in cui la malattia è endemica.

L’influenza aviaria non si trasmette attraverso il cibo cotto. Se il metodo di preparazione dei cibi permette il raggiungimento di una temperatura interna di almeno 74°C, il consumo di pollame e uova è sicuro.
Secondo il rapporto trimestrale pubblicato dall’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), dall’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) e dall’EURL (Laboratori di riferimento dell’Unione Europea), durante l’estate si è registrato un leggero aumento dei casi di virus HPAI rilevati negli uccelli marini che nidificano in colonie in Europa, dopo un calo registrato in primavera. La Norvegia ha rilevato il sottotipo HPAI A(H5N5) in quattro volpi artiche, un sottotipo diverso dal più comune A(H5N1) riscontrato in tutta Europa. Il rischio per l’uomo rimane basso. “La diffusione globale ci impone di restare all’erta e di accertarci che l’Europa si trovi preparata a rispondere alla minaccia dell’influenza aviaria” – ha affermato Pamela Rendi-Wagner, Direttrice dell’ECDC. “L’ECDC collabora con gli Stati membri dell’UE/SEE perché siano pronti a prevenire e contenere eventuali focolai infettivi futuri negli animali e nell’uomo. Per tutelare la salute pubblica in Europa è cruciale predisporre efficienti piani preventivi”.
FONTI:
https://www.salute.gov.it/portale/sanitaAnimale/dettaglioContenutiSanitaAnimale.jsp?id=216&tab=1
https://veterinari.aulss9.veneto.it/index.cfm?action=mys.apridoc&iddoc=4450
https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/i/influenza-aviaria
https://www.who.int/westernpacific/wpro-emergencies/surveillance/avian-influenza
Bollettino di sorveglianza OMS: https://www.who.int/westernpacific/publications/m/item/avian-influenza-weekly-update—1017–03-october-2025
https://www.cdc.gov/bird-flu/situation-summary/index.html
https://www.hopkinsmedicine.org/health/conditions-and-diseases/bird-flu
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Silvia Stefanini
Medico Chirurgo Spec. in Igiene e Medicina Preventiva, iscritta all’OMCeO di Verona. Socio SITI (Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica), EUPHA (Società Europea di Sanità Pubblica) e SIMET (Società Italiana di Medicina Tropicale e Salute Globale). Ho eseguito attività di medicina territoriale per ULSS9 Scaligera di Verona e Azienda USL Toscana Sud-Est, attualmente lavoro presso AOUI Verona. Nel percorso universitario ho ricoperto ruoli di redattrice e speaker radiofonico per uRadio, web radio dell’Università degli Studi di Siena. Collaboro come co-redattrice al blog enogastronomico Bacche di Ginepro.


















