Il Melo Decio di Belfiore Presidio Slow Food
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Il Melo Decio di Belfiore Presidio Slow Food
Il Melo Decio di Belfiore è un’antichissima varietà di albero da frutto – considerata a rischio estinzione – coltivata storicamente nel Medio e Basso Veronese, oggi presente prevalentemente nel comune di Belfiore (in provincia di Verona). La sua origine risalirebbe, secondo una leggenda, all’epoca romana. Ma anche alcuni trattati di pomologia attribuiscono un’origine laziale a questa varietà di melo.
Lo storico fiorentino Francesco Bacchi nel XVI secolo scrisse che il “Melo d’Ezio” giunse in Veneto durante la campagna militare del generale romano d’Ezio (Flavio Ezio), che sbarcò ad Adria per combattere e contenere vicino Padova l’avanzata degli Unni guidati da Attila nella Gallia. La varietà di melo prese in suo onore l’appellativo “d’Ezio” che nei secoli si è modificato in “Decio”.
La Commissione Pomologica dell’Esposizione di Treviso del settembre 1888, composta da esperti agrari, ha giocato un ruolo fondamentale nella selezione, catalogazione e raccomandazione delle migliori varietà di frutta (principalmente mele e pere), e raccomandò la coltivazione del Melo Decio nel Veneto per la straordinaria conservabilità dei frutti, spingendo i principali vivai dell’epoca a diffonderla su larga scala. La presenza in Veneto del Melo Decio, tra il XIX e XX secolo, è attestata anche in diversi studi.
Nel 1941 Primo Candioli elaborò per l’ispettorato dell’agricoltura l’opera “i Sunti di frutticoltura pratica” nei quali il melo decio viene descritto come “vecchia varietà veronese consigliata solo agli agricoltori che attraverso la potatura, la concimazione e la difesa dai parassiti riescono a produrre frutta grossa, sana e tutti gli anni. Riesce bene solo nei terreni freschi del Medio e del Basso Veronese”.
La coltivazione del Melo Decio continuò nella zona veronese fino alla metà del XX secolo, per poi progressivamente scomparire in favore di varietà più comuni e produttive, come la Granny Smith, la Royal Gala e la Golden Delicious.



Oggi, grazie all’impegno di un piccolo gruppo di coltivatori di Belfiore, che ha deciso di salvare, preservare e rilanciare questa antica varietà e alla fondazione nel 2013 della “Comunità del cibo del Melo Decio”che ha portato ad ottenere la tutela e il riconoscimento come Presidio Slow Food nell’aprile 2014, si possono trovare alcuni impianti di Melo Decio nella zona di Belfiore, dove questa varietà di melo ha la sua maggiore espansione e la sua migliore qualità produttiva.
Il Melo Decio fruttifica ogni due anni. Il frutto, di forma leggermente schiacciata, presenta una buccia spessa di colore verde con nuance rosa chiaro che si estendono sul 20-30% della superficie, una polpa soda e compatta, e un gusto dolce-acidulo (simile a quello della mela Renetta).
Dopo la raccolta, che avviene a novembre, i frutti vengono posti su paglia o esposti al sole per farli maturare e prendere un colore tendente al rosso. Il consumo, però, avviene dai mesi invernali e si protrae fino all’inizio della primavera, poiché al momento della raccolta il frutto ha un’acidità molto elevata, che si attenua durante la conservazione invernale.
La peculiarità distintiva di questa varietà di mela è data dal suo profumo estremamente intenso, tanto che in passato veniva utilizzato per profumare armadi, guardaroba e cassetti. Ma il Melo Decio di Belfiore Presidio Slow Food, che viene venduto principalmente nei mercati a km zero, è ideale anche per il consumo da fresco oppure per la produzione di mostarde, confetture, marmellate, essiccati, torte e liquori.
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Andrea Sansoni
Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Siena, ho conseguito un Master in Critica Enogastronomica con IFA (Italian Food Academy), e sto completando la Laurea Magistrale in Editoria e Giornalismo all’Università degli Studi di Verona. Sommelier AIS e collaboratore nella ristorazione, mi occupo di comunicazione e consulenza relativa al settore food&wine e frequento fiere di settore alla scoperta di prodotti e produttori. Inoltre, collaboro come redattore al blog enogastronomico Bacche di Ginepro.

















