Santa Veronica pensaci tu!
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Santa Veronica pensaci tu!
La questione sempre più incalzante in questa epoca del post-fotografico sul tema del ”cosa è” oggi la fotografia mi porta ad invocare un’illuminazione divina.
Vero è che i Santi non rispondono quasi mai subito e, quando lo fanno, spesso non ce ne accorgiamo. Il loro modo di comunicare è ben diverso dalle nostre umane attese e si avvale di simbolismi, accadimenti o sincronicità che non si è allenati a cogliere o, a volte, solo tardivamente, in brevi interstizi di vuoto, fermo e silenzio che magicamente diventano rivelazione e risposta.
Si argomentava, nel primo articolo di Alchimie fotografiche, la questione di intendere o meno la fotografia come arte, dell’avversione con cui fu accolta in principio da buona parte del mondo artistico. Spesso mi ritrovo anch’io davanti a pensieri apparentemente incoerenti tra loro: condivido un pensiero ma anche il suo esatto opposto, sono validi entrambi da un punto di vista logico-razionale ma ho imparato ad accettare di me stessa anche e soprattutto le incoerenze perché fanno parte delle mie oramai note moltitudini. La trattazione diventerebbe una lunga e infinita riflessione così porto come esempio una figura che tanto mi ha affascinata qualche mese fa, nel tentativo di sviscerare altre domande e altre provocazioni.
Ad un palmo di naso dalle opere esposte di Jack Vettriano è ancora difficile non chiedersi se si tratti di dipinti o di fotografie. Un colpo d’occhio a distanza più marcata ti fa pensare che stai per visitare una mostra fotografica. E invece… osserviamo degli spettacolari dipinti, tratti di pennello precisi e perfetti, impregnati di puro realismo fotografico.

The look of love? by Jack Vettriano
Non mi soffermerò sugli aspetti biografici di questo grande artista scozzese (1951-2025) ma auspico di instillare un pizzico di curiosità per chi vorrà approfondire. Qui vorrei, invece, porre l’attenzione sull’uso che faceva Vettriano della fotografia, simbiotica e necessaria per la realizzazione delle sue opere pittoriche. Un contributo artistico alla storia tale da riconoscergli un OBE nel 2003 per i servizi alle arti visive.
Un forestiero, fuori da ogni scuola e movimento, spesso criticato dal sistema dell’arte ma fortemente apprezzato dal suo pubblico.
“È vero, io non porto alcuna innovazione al linguaggio pittorico. Del resto, non ho nessun desiderio di essere “contemporaneo”, la pittura deve essere un gesto integro che viene dal cuore.”
I suoi bozzetti preparatori non erano disegni bensì fotografie. Le sue composizioni erano il risultato di scene costruite ad hoc in studio fin nei minimi dettagli, collaborando con modelle, attori e fotografi che contribuivano a dar vita concreta alla sua realtà immaginativa per poi trasportarla sulla tela. Veri e propri set allestiti dove Vettriano sperimentava se stesso prima di altri, alla ricerca dello scatto perfetto, di quei chiaroscuri che tanto gli erano cari e che riuscivano a rendere idealmente (ma anche no) le sue opere dei veri e propri fotogrammi diventando una successiva trasposizione dalla fotografia al cinema noir. Il suo lavoro su tela potrebbe, dunque, apparire banalmente come un copiare da ma di fatto Jack Vettriano si è sempre riservato la libertà di photoshoppare a sua discrezione le tele, avvalendosi non tanto del famoso software ma della sua propria visione.
Aggiunge alla tela, per esempio, il rossetto che nel set si erano dimenticati di far mettere alla modella o dipinge un modello di cappello diverso da quello indossato nella realtà per esigenze compositive.

In Thoughts of You by Jack Vettriano
La restituzione artistica di questo processo è un fermo-immagine carico di sospensione, di qualcosa che sta per accadere e che ci è lasciato solo immaginare. Una carica di malinconia, di eros, di una felicità non vissuta che si veste di passione viva dell’attimo immortalato, che apparentemente non vedi ma scorre sulla pelle a dismisura.
Arrivano alla vista dipinti così reali, puliti, pieni di presente e di scatti impressi con il pennello tali da divenire eterni. Un vero e proprio ponte tra fotografia e pittura. Non solo, anche una fusione perfetta tra le due arti, tanto da non riuscire a cogliere l’attimo che le separa, come quell’interstizio di fermo e silenzio che diventa rivelazione! Quel reale fotografico che non è mai tale fino in fondo, che subisce sempre e comunque la realtà percepita dall’artista o l’atto stesso di scegliere quale pezzetto di mondo includere, quale escludere e con quale filtro, sia esso nello sguardo o nelle proprie emozioni.

The road to nowhere by Jack Vettriano
Invoco, quindi, un segno da Santa Veronica, la santa patrona dei fotografi!
Ho trattato oggi di un pittore e non di un fotografo, di un artista che si definiva non bravo in fotografia ma che aveva il dono dello sguardo… fotografico o meno, non ha importanza. Tutto ci riporta lì!
Ho abbandonato da tempo l’attesa di una risposta razionale su cosa sia la fotografia nel tormento che sembra assillare l’oggi, senza sosta e da più fronti. Lascio a te, Santa Veronica, la scelta di volerti esprimere o meno. Ma mi pongo con un atteggiamento decisamente agnostico in questa ipotetica attesa, perché ho solo bisogno che quel momento di logica incoerenza, quella smania di definire e classificare tutto, continuino a cadere nell’oblio per farsi semplicemente cogliere e vivere dentro ad uno spazio-tempo da definirsi o indefinito.
E della mia arte… Ti affido anch’io quel personale “gesto integro che viene dal cuore”.
In copertina ritratto di Jack Vettriano – foto di Francesco Guidicini
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Marica Preto
Marica Preto vive a Verona dove si dedica alla fotografia e alle sue contaminazioni attraverso una costante ricerca di concetto fondata su introspezione, identità e consapevolezza. Si ispira d’arte, scrittura, poesia, teatro, danza e quant’altro fondendo insieme il proprio essere con la propria professione. Realizza progetti fotografici specifici per le donne e non solo, collabora con realtà teatrali e artistiche attraverso i suoi contributi tecnici e creativi. Fondatrice del progetto Resta Viva, un ausilio ai professionisti impegnati nella relazione di aiuto attraverso la fotografia. I suoi progetti sono di carattere sperimentale-personale, sociale, culturale ed artistico. Organizza e conduce incontri di formazione sull’arte visiva e la fotografia terapeutica.


















Di Vettriano mi rimane il senso di noia di un ambiente aristocratico,sospeso tra il benpensare e la pratica del sopruso di classe,direi quasi di casta.Dopo Hopper,e più di esso,scolpisce la categoria della solitudine. Il suo sfiorare,il suo inoltrarsi nel sentiero dell’iperealismo ne fà uno speleologo dell’animo. Soprattutto di un animo corrotto da relativi vezzi e presunzioni che il conto in banca regala.