L’Arte come vocazione, indipendenza e territorio – Intervista a Maximilien Seren-Piccinni
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L’Arte come vocazione, indipendenza e territorio – Intervista a Maximilien Seren-Piccinni
Unire i punti tra una straordinaria eredità familiare e la costruzione di un polo culturale d’eccellenza. Maximilien Seren-Piccinni, Presidente del Fondo Niccolò Piccinni e Direttore Artistico del Garda Festival, si racconta in un’intervista esclusiva che attraversa radici cosmopolite, incontri con icone del cinema mondiale e una fiera difesa della meritocrazia e della libertà intellettuale.
Un “vizio di famiglia” tra cinema e musica

Le sue origini disegnano una mappa geografica e culturale particolarmente complessa. In che modo questa multiculturalità ha plasmato il suo carattere e la sua specifica sensibilità?
Le mie origini sono decisamente cosmopolite: sono nato a Verona, ma la mia famiglia affonda le radici in Belgio e in Francia. Questa mescolanza ha influenzato il mio carattere, da sempre in bilico tra l’impulsività passionale tipicamente mediterranea e il rigore del savoir-faire francofono. Ho la tendenza a entusiasmarmi visceralmente con passionalità italiana, ma ho la flessibilità di saper chiedere scusa con un perfetto accento francese.
Crescere in un ambiente così densamente popolato da riferimenti culturali ha reso il suo ingresso nel mondo dell’arte una scelta ponderata o la naturale prosecuzione di un destino già scritto?
Sono cresciuto in una casa dove l’arte riempiva ogni stanza con assoluta naturalezza. Mia madre discende direttamente da Niccolò Piccinni, il celebre compositore del ’700, il cui ritratto troneggiava accanto al pianoforte dei miei nonni. Mio padre, invece, era un produttore cinematografico di grande spessore e ha collaborato strettamente con un gigante come Franco Zeffirelli. Con un DNA del genere, unire musica e cinema in un’unica carriera è stato quasi un atto dovuto verso la mia storia.

Fu proprio Zeffirelli il primo a intuire il mio destino: mi guardava disporre i soldatini sul tappeto e, anziché un gioco di guerra, ci leggeva la costruzione geometrica di veri e propri tableaux vivants. Molti mi dicevano che avrei dovuto fare l’attore o il cantante, ma io avevo capito che il mio posto era dietro le quinte, a muovere i fili della creazione. Più che un mestiere la considero una chiamata dello spirito.
L’impatto con la realtà: la ricerca della libertà
Il passaggio dall’alveo protetto della sua infanzia all’arena del professionismo ha riservato delle sorprese rispetto a ciò che immaginava di trovare?

Essendo cresciuto in quel contesto, non c’è stato un vero e proprio momento di passaggio. Ingenuamente, però, pensavo di trovare all’esterno un ambiente simile a quello familiare, fatto di condivisione e armonia. L’impatto con la realtà è stato invece uno shock, sommerso da critiche e sterile invidia.
Ho capito presto che in questo Paese, a differenza di quanto accade all’estero, essere un “figlio d’arte” non è un vantaggio: vieni guardato con diffidenza e per farti rispettare devi faticare il doppio. È una dinamica complessa con cui faccio i conti ancora oggi, soprattutto per i continui paragoni con Niccolò Piccinni. Ma sono confronti storicamente inutili: ognuno ha la propria strada. La cosa che combatto fermamente è il tentativo continuo del sistema di incasellarti e omologarti. Per chi fa spettacolo, l’omologazione rappresenta la morte della creatività: l’arte ha senso solo se è totalmente libera.
Nonostante queste asprezze, il suo percorso le ha permesso di incrociare personalità leggendarie. Quali esperienze porta nel cuore con maggiore intensità?

Ho avuto l’immensa fortuna di conoscere da vicino e collaborare con icone mondiali come Joan Collins e Kate Winslet, registi del calibro di Ron Howard e Quentin Tarantino, fino a giganti del nostro cinema come Paolo Villaggio e Vittorio Gassman. Per non parlare di quella volta in cui mi sono ritrovato a ballare spontaneamente con Rihanna: una situazione fuori di testa su cui dovrei fare un film! Le difficoltà sono tantissime; l’arte è una signora esigente che richiede una ferrea disciplina. Tutto dipende da come affronti le cose, ma per me ciò che conta davvero sono solo il presente e il futuro.
La maturità del Garda Festival 2026: tra sfide e visioni
Veniamo al presente. Il Garda Festival è giunto alla sua quarta edizione. Come si è evoluto e consolidato il suo legame artistico con questa kermesse?
Credo fermamente che questa quarta edizione sia straordinariamente equilibrata e matura. All’inizio, portare una qualità artistica così alta sul Lago di Garda è stata una scommessa; oggi è una vera e propria missione culturale. Sento una forte responsabilità verso il pubblico. Se prima l’obiettivo era vincere una sfida personale, ora la priorità assoluta è rendere felici le persone attraverso la bellezza. Sapere che anche solo l’uno per cento di quell’emozione a fine serata è merito dei miei sacrifici dà un senso profondo a tutto l’impegno.
Durante la presentazione ufficiale è emerso un entusiasmo travolgente. Quali sono i punti di forza che la rendono così orgoglioso del cartellone 2026?
Dietro il Garda Festival c’è il lavoro immenso di un anno intero. La stagione 2026 rispecchia il nostro desiderio di coinvolgere un pubblico variegato grazie ad artisti straordinari ed eclettici come Donatella Rettore, Elena Mosuc, Jacopo Taddei e Vittorio Benaglia. È poi un immenso onore avere il supporto ufficiale dell’Ambasciata del Belgio e portare per la prima volta il prestigioso Premio Piccinni, arrivato alla sua 44ª edizione, nel cuore di Verona. Il 1° agosto premieremo una leggenda vivente come il regista Pier Luigi Pizzi, per me una felicità profonda essendo stato in passato suo assistente alla regia.

Nella locandina del Festival spicca un’immagine fortemente evocativa: un pianoforte che affonda negli abissi marini. Che cosa rappresenta questa scelta visiva?
Quell’immagine è una critica sociale forte. Rappresenta la mia ferma opposizione alla sistematica svalutazione dell’arte nella società contemporanea, troppo spesso messa da parte dalla politica come fosse un lusso elitario.
La mia visione è radicata nel saper fare concreto e nel coraggio di offrire opportunità autentiche, ponendo ogni artista sullo stesso piano. Rifiuto categoricamente i favoritismi di facciata e i sodalizi di convenienza che premiano l’effimero a discapito della vera sostanza. I nomi imposti dall’alto si rivelano meteore destinate a spegnersi, sottraendo spazio a professionisti meritevoli. Rivendico una meritocrazia limpida, slegata dalle tendenze commerciali e dai condizionamenti del potere. Spezzare questo circolo vizioso è un dovere morale per accogliere l’inedito e liberare visioni inesplorate.
Sinergie territoriali e l’indipendenza come bandiera
Il festival dimostra anche una straordinaria capacità di dialogare con il proprio territorio. Quali sono le sinergie e le sfide vinte di cui va più fiero?
Il mio desiderio è coinvolgere in modo sempre più organico il tessuto produttivo locale, da cui il festival trae linfa. Vogliamo portare sul lago artisti internazionali in scenari unici, incoraggiando le imprese lungimiranti a investire in un progetto orientato a un turismo d’alta gamma.


Quest’anno vantiamo due importanti partnership locali: la storica amicizia con Cantine Vitevis, che ha dedicato all’evento un’edizione speciale di Garda DOC Brut, e la collaborazione con il Verona Stone District e la Scuola del Marmo – Istituto Salesiano San Zeno di Verona, grazie a cui il Premio Piccinni si è trasformato in una scultura in marmo di Carrara. Al contempo, il Festival ha vinto due grandi sfide: la fiera tutela della propria indipendenza artistica dalle logiche commerciali e la nascita ufficiale de “I Musici Piccinniani”, un ensemble orchestrale di giovani talenti del territorio che debutterà il prossimo 26 luglio.
L’uomo dietro la direzione artistica: passioni e mantra
Oltre alla complessità dei suoi ruoli istituzionali, chi è Maximilien nel privato? Come alimenta la sua costante spinta creativa?
Credo che non diventerò mai “grande” nel senso comune: l’arte ha il potere di rendere l’animo eternamente fanciullo, come ci dimostra il Maestro Pizzi. Continuerò a servire la mia vocazione con umiltà e determinazione. Nel privato coltivo molti interessi, tra cui spiccano il collezionismo d’arte e il giardinaggio d’autore.
Ho un legame viscerale con la pittura e negli anni ho arricchito la quadreria storica di famiglia. Per me, la cura del giardino segue la medesima filosofia del palcoscenico: disporre con armonia piante e geometrie è un altro modo di creare quadri viventi nella natura. Se dovessi descrivermi con tre aggettivi sceglierei: creativo, riflessivo e generoso. Sono abitato da un’indomabile iperattività che mi spinge a elaborare mille progetti simultanei, ma so essere estremamente razionale e schematico nel portarli a compimento.
Se dovesse riassumere la sua essenza attraverso un principio cardine, un mantra che fa da stella polare alla sua esistenza, quale sceglierebbe?
Mi considero profondamente un artista e amo abbracciare l’etimologia più antica di questa parola, la cui radice indoeuropea “ar” significa “mettersi in moto”, “andare verso”. Io voglio sempre andare verso il futuro.
C’è un pensiero costante che sostiene il mio cammino creativo, specialmente quando sono esposto al giudizio altrui. Mi guida da sempre una celebre e folgorante massima di Giuseppe Visconti di Modrone, padre del regista Luchino Visconti: “Impipatene e guarda in alto”. Trovo che non esista attitudine migliore per distaccarsi dalle critiche sterili, preservare la propria assoluta libertà intellettuale e continuare a creare guardando sempre in avanti.
In alto: Maximilien_Seren_Piccinni_ph_Garda_Festival 2024
Maximilien Seren Piccinni_ph_Alessandro_Lodola
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Direttore Claudio Gasparini
Giornalista, iscritto all'O.d.G. Veneto dal 1988, collaboro anche con altre testate giornalistiche cartacee, on-line e radiofoniche. Coautore del libro "Eccomi... una storia d'amore con Dio" pubblicato nel 2015. Cavaliere della Repubblica e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Socio Lions, Officer e coordinatore della rivista distrettuale.

















