Le donne catare di Verona – La rete invisibile che l’Inquisizione non riuscì a cancellare
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Le donne catare di Verona – La rete invisibile che l’Inquisizione non riuscì a cancellare
Parte prima
Quando si parla di catarismo a Verona, la storia è ancora una volta raccontata soprattutto al maschile. Ci sono Armanno Pungilupo, gli inquisitori, i vescovi, i boni homines, i processi e le condanne. Ma basta entrare nelle testimonianze inquisitoriali per accorgersi che, dietro quella storia ufficiale, si muoveva un’altra realtà: una rete di donne. Donne che ascoltavano, accoglievano, proteggevano, trasmettevano insegnamenti religiosi, partecipavano ai riti e, in alcuni casi, ricevevano il consolamentum. Donne appartenenti a famiglie diverse e, probabilmente, a condizioni sociali differenti. Donne che compaiono nei documenti quasi sempre di sfuggita, perché gli inquisitori erano interessati soprattutto a dimostrare l’esistenza dell’eresia. Eppure proprio quei nomi, apparentemente marginali, permettono oggi di ricostruire una parte della storia religiosa della Verona del Duecento.
La fonte principale è il complesso dossier inquisitoriale relativo ad Armanno Pungilupo, la cui vicenda attraversa la seconda metà del XIII secolo (vedi Claudia Farina, Boni Homini, p. 160 e seguenti, Cierre Grafica 2021). Le testimonianze raccolte durante il lungo procedimento conservano una quantità sorprendente di nomi, relazioni familiari, case e incontri. La storiografia veronese, da Carlo Cipolla a Gabriele Zanella e Gian Maria Varanini, ha permesso di riportare alla luce una parte di questo mondo.
Non soltanto “donne di eretici”. Il primo errore da evitare è considerare queste donne semplicemente come mogli, figlie o madri di uomini sospettati di eresia. Le fonti raccontano qualcosa di più complesso. Alcune sono legate agli ambienti dei credentes, i credenti che sostenevano la comunità religiosa; altre sembrano avere avuto un ruolo nell’ospitalità degli uomini religiosi; altre ancora sono direttamente associate al consolamentum, il rito fondamentale della religiosità catara.
La casa diventa così un luogo decisivo: per una comunità perseguitata, una casa poteva trasformarsi in luogo di incontro, rifugio, insegnamento e preghiera. E le donne che governavano quelle case diventavano, inevitabilmente, nodi della rete.
Tra i nomi più interessanti compare quello di Azolina. La documentazione relativa al processo di Pungilupo la colloca nella rete veronese e la associa a un altro nucleo familiare coinvolto nel movimento religioso. Secondo la testimonianza utilizzata da Zanella, nel 1266 Azolina ricevette il consolamentum, ovvero il battesimo che non era un semplice battesimo nel senso cattolico del termine ma il rito che, nella concezione catara, assumeva una funzione decisiva per la salvezza dell’anima. Perciò la presenza di una donna in una scena del genere ci dice qualcosa di preciso: non era soltanto una simpatizzante o una parente di uomini sospettati di eresia. Era personalmente coinvolta nella scelta religiosa. Su Azolina, tuttavia, la documentazione rimane ancora avara. Non conosciamo con sicurezza il suo cognome, la sua professione, il suo patrimonio o il destino successivo. Ed è proprio questa incompletezza a rendere la sua figura interessante.
Ancora più eloquente è la presenza di Garienda. La sua casa compare nella rete frequentata da Pungilupo e dagli eretici veronesi. La donna non è ricordata perché abbia scritto un trattato teologico o pronunciato un discorso pubblico ma lo è perché la sua casa era un luogo nel quale potevano entrare uomini e donne legati alla dissidenza religiosa. Per una comunità costretta a muoversi con prudenza, trovare una casa sicura significava poter sopravvivere, in una sorta di infrastruttura clandestina; chi ne controllava l’accesso aveva un ruolo importante nella rete ereticale.
FOTO: Chiesa di Santa Maria Antica, nei pressi della quale c’era una casa catara
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Claudia Farina
Giornalista e scrittrice, vive a Verona. Specializzata in stampa turistica, cultura del vino ed eresie medievali, è direttrice della rivista Gardamore. Ha scritto articoli e libri inerenti il lago di Garda, l’Africa, il Medio Oriente e altri Paesi. Fa parte di varie Associazioni tra cui Le Donne del vino; Wigwam (Rete associativa per lo sviluppo equo, solidale e sostenibile delle Comunità locali); Fidapa (Federazione italiana donne arti professioni affari ); Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori di vino). Ultimi libri pubblicati: “Sull’onda. Intrecci d’amore e di viaggio” Delmiglio editore; per Cierre Grafica ha scritto “Catari sul Garda. Maddalena l’apostola e il vescovo donna”; “La svolta nei racconti di dieci donne”; “Boni Homini. Sulle tracce dei Catari e di Maria Maddalena”; “Puri Cristiani. I Catari dal Piemonte alla Sicilia”. Scrive di tutto ciò che la interessa sul blog del suo sito www.claudiafarina.com

















