Cognac, l’arte della degustazione

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Cognac, l’arte della degustazione

Il cognac è un brandy che si produce in Francia, nella regione di Cognac, con una doppia distillazione di vino bianco secco e acido (principalmente da uve Ugni Blanc), con un grado alcolico indicativamente del 40%. È molto apprezzato per via del suo aroma e della sua struttura.

Il cognac si serve liscio, a una temperatura compresa tra i 18-22° C, in un bicchiere a ballon (ampio alla base e stretto verso l’alto) o a tulipano, che concentra i profumi. Deve essere delicatamente riscaldato con il calore naturale del palmo della mano in modo che possa sprigionare gli aromi (pratica nota come “umanizzazione”). La dose consigliata di cognac è di circa 25 ml.

Il cognac è considerato un “drink” da dopo pasto, che si accompagna bene con cioccolato fondente, pasticceria secca a base di mandorle e vaniglia, formaggi erborinati o sigaro. Tuttavia può rivelarsi un ottimo compagno con prosciutto di Parma, jamon serrano ben stagionato o pata negra. 

Sebbene vada gustato liscio, i cognac più giovani (VS o VSOP) possono essere serviti con ghiaccio o in cocktail (es. Sidecar, Alexander), poiché l’uso di ghiaccio per cognac invecchiati (XO) ne compromette la complessità aromatica. Utilizzare il cognac nei cocktail significa puntare su complessità e profondità. L’importante, però, è dosarlo correttamente per non coprire le note floreali e speziate.

La degustazione del cognac non è un’arte difficile, ma richiede qualche accorgimento, e soprattutto un po’ di tempo e di attenzione. È consigliabile versare circa 25 ml di cognac nel calice e in seguito lasciare che si scaldi tra le mani per 5-10 minuti, in maniera tale che il distillato raggiunga una temperatura di circa 20-22° ed esprima le note aromatiche di vaniglia, spezie e legno. A questo punto il naso deve essere avvicinato al bordo del calice così da inalare l’aroma (in base al tipo di cognac il profumo varia). 

Per poter sprigionare gli aromi il calice deve essere leggermente ruotato, dopodiché deve essere di nuovo avvicinato al naso così da percepire altri profumi, diversi da quelli precedentemente riscontrati per via dell’ossigenazione. 

Il cognac, dato che non è un distillato che si deglutisce velocemente, né tantomeno che si beve in quantità, deve essere assaggiato a piccoli sorsi e lasciato scorrere sul palato per avvertire tutta la sua complessità, volume e magnificenza aromatica. Infine, a bocca vuota, deve essere considerato il retrogusto che permane e che solitamente dura svariati minuti, evolvendosi da note dolci-amare di tannini a vaniglia, spezie, aromi fruttati, ecc. Più è invecchiato il cognac, più sarà ricco di complessità. Pertanto, servire il cognac correttamente permette di non compromettere il piacere e ogni sua caratteristica.

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Andrea Sansoni

Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Siena, ho conseguito un Master in Critica Enogastronomica con IFA (Italian Food Academy), e sto completando la Laurea Magistrale in Editoria e Giornalismo all’Università degli Studi di Verona. Sommelier AIS e collaboratore nella ristorazione, mi occupo di comunicazione e consulenza relativa al settore food&wine e frequento fiere di settore alla scoperta di prodotti e produttori. Inoltre, collaboro come redattore al blog enogastronomico Bacche di Ginepro.

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