A tu per tu con Laura Murari – La vita è un palcoscenico di libertà

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A tu per tu con Laura Murari – La vita è un palcoscenico di libertà

Il Mantra di Laura: «Tutto mi possono portar via, tranne l’immaginazione».

Nativa di Villafranca e veronese d’adozione, Laura Murari è l’esempio di come una passione silenziosa possa trasformarsi in una scelta di vita dirompente. Dopo anni trascorsi in un percorso professionale sicuro ma privo di stimoli, ha trovato il coraggio di ascoltare quella voce interiore che le gridava “Adesso!”. Oggi attrice, regista e formatrice, è l’anima pulsante del Teatro Modus di Verona. Una donna centrata e realizzata, che ha saputo trasformare le fatiche del passato in un grato e radioso presente, guidata da un’incrollabile tenacia e da un profondo amore per la libertà.

Quali sono le tue origini e come si è evoluto il tuo legame con il territorio veronese?

Sono nativa di Villafranca di Verona, un paese singolare e divertente, dall’identità molto pronunciata. Lì ho vissuto un’infanzia spensierata all’aria aperta e un’adolescenza tranquilla tra sport e studio. Nell’estate del 2002 mi sono trasferita a Verona, dove vivo tuttora. Poca strada dal punto di vista geografico, ma sufficiente per aprire la mente: la dimensione di paese iniziava ad andarmi stretta. Una città come Verona mi ha offerto la proporzione ideale per alimentare quegli stimoli creativi che erano evidenti fin dalla mia giovinezza.

Il tuo percorso di studi rispecchiava già i tuoi desideri o hai seguito altre logiche?

Ho frequentato l’istituto tecnico per geometri e ragioneria alle superiori. Erano gli anni ’80, un’epoca in cui si era portati a pensare innanzitutto al futuro sicuro e la prassi generalizzata era scegliere una scuola «che dopo, se non vuoi fare l’università, trovi subito lavoro». Con l’ingenuità dei quindici anni ho seguito quel flusso. Alla maturità ero così stanca di uno studio privo di veri stimoli all’imparare che l’università non mi ha sfiorata neanche lontanamente. Finiti gli esami, sono stata subito assunta in una rinomata realtà nella via più chic di Verona: genitori felici, io inconsapevole, mentre guardavo soffiare via il sapore della libertà estiva. Proprio durante le superiori, però, avevo scoperto il grande amore per il teatro. Che un giorno potesse diventare la mia professione era un pensiero lontanissimo, ma l’amore è l’amore.

Com’è stato il tuo ingresso nel mondo del lavoro e quali dinamiche hanno segnato le tue passate esperienze?

Dopo quella prima esperienza estiva, ho lavorato per anni come impiegata senza alcuna gratificazione, lo devo dire sinceramente. La sera, però, mi arricchivo nel mio mondo: il teatro. Cercavo di fare il più possibile per imparare. Sono stata fortunata, perché ho iniziato recitando nella compagnia più importante della città ed entrata subito nel giro di chi faceva produzioni di livello. Sul piano personale, ho vissuto un matrimonio arrivato troppo presto e finito altrettanto presto, e la nascita di una figlia da giovanissima che è stata – insieme alla sorella nata anni dopo – la mia più grande gioia. Sono riuscita a gestire tutto senza far mancare nulla alle mie figlie e continuando a fare teatro. Col senno di poi, riconosco in questo un segno di grande tenacia. Se ora sono una donna centrata e realizzata, lo devo anche alle difficoltà che hanno ostacolato la meta: un apparente controsenso che reputo un dono faticoso del passato, capace di farmi vivere l’adesso con profonda gratitudine.

Di cosa ti occupi oggi e quali sono i tuoi progetti principali?

Sono un’attrice, regista, formatrice e vivo di teatro. Spesso, quando pronuncio questa frase, mi dicono che mi brillano gli occhi. È così: sono talmente entusiasta che tutto si amplifica all’esterno. Posso dirlo con orgoglio solo da una decina d’anni; prima ho sempre diviso la vita a metà tra il lavoro d’ufficio e la passione. Poi è arrivata la scelta, quella voce interiore che diceva «adesso o mai più», alla quale ho risposto «Adesso!». Oggi porto avanti molti progetti concatenati: la co-gestione del Teatro Modus di Verona, uno spazio indipendente molto vivace e attivo; il ruolo di direttrice e formatrice nella nostra unità didattica ModusLab; l’attività sul palco come attrice e, spesso, autrice dei miei testi e regista.

Oltre al teatro, come ami trascorrere il tuo tempo libero?

Laura Murari e Andrea Castelletti

Sarebbe banale citare il teatro, dato che ho avuto la fortuna di trasformare la passione in professione. Nel tempo libero amo le cose semplicissime: fare lunghissime partite a burraco con la mia famiglia, leggere e viaggiare. D’estate, dopo una stagione ininterrotta di nove mesi in cui lavoriamo sette giorni su sette, io e mio marito – che è anche il direttore del teatro – prendiamo il nostro van camperizzato e partiamo. Giriamo l’Europa in piena libertà.

Se dovessi descriverti con tre aggettivi e una frase manifesto, quali sceglieresti?

Romantica, sognatrice e testona. Se invece dovessi riassumere il mio essere in una sola frase, direi: «Prima di tutto, la mia rispettosa e generosa felicità».

Per concludere, c’è un messaggio particolare che ti piacerebbe lasciare ai lettori di Poliedrico?

Il mio pensiero va ai ragazzi adolescenti, oggi sottoposti a una crescente pressione tecnologica, social, mediatica e performativa che spaventa e corre a una velocità sconcertante. Ognuno di voi ha dentro di sé una passione, un fuoco che viene dal cuore e che può dare un motivo umano e vivo per svegliarsi la mattina con la voglia di fare. C’è chi ce l’ha innata e chi la sta cercando, ma appartiene a tutti. Non permettete a nessuno di impedirvi di sognare e di realizzare i vostri sogni. E ascoltate i racconti degli anziani di oggi, che custodiscono la memoria e hanno vissuto il “Prima”.

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Direttore Claudio Gasparini

Giornalista, iscritto all'O.d.G. Veneto dal 1988, collaboro anche con altre testate giornalistiche cartacee, on-line e radiofoniche. Coautore del libro "Eccomi... una storia d'amore con Dio" pubblicato nel 2015. Cavaliere della Repubblica e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Socio Lions, Officer e coordinatore della rivista distrettuale.

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Commenti

  1. Di Vettriano mi rimane il senso di noia di un ambiente aristocratico,sospeso tra il benpensare e la pratica del sopruso…

  2. ..non conoscevo Gastel,ma senza presunzione direi che basta osservarne la figura che apre questo articolo-elogio per "annusarne" lo sguardo,affilato e…

  3. ...chiedere o aspettarsi da una foto una qualche previsione sul futuro sarebbe uscire dal reale servizio che uno scatto dà.…

teatro shakespeare verona

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