Daniela Vicentini si racconta
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Daniela Vicentini si racconta
È nata e vive a Legnago. Da bambina a chi le avesse chiesto cosa voleva fare da grande rispondeva sicura, la ballerina.
Invece…
A dodici anni la lettura di un articolo di giornale mi fece capire quale fosse il mio desiderio più profondo: diventare medico.
Mio padre non era d’accordo. Negli anni sessanta, settanta iniziare a lavorare dopo la terza media e contribuire al bilancio familiare, per una donna in particolare, era un pensiero comune. Ma io sono testarda, con il sostegno della mia mamma, sono riuscita a cavalcare l’onda dell’emancipazione femminile e mi sono iscritta all’Università a Bologna. Lavorando d’estate e impegnandomi molto nello studio, riuscendo a mantenere il presalario che era il sostegno dello Stato per gli studenti meritevoli, mi sono laureata in Medicina e Chirurgia.
Il desiderio di Daniela era di inserirsi subito nel mondo del lavoro
Ho avuto la fortuna di incontrare sulla mi strada un amico che mi ha suggerito una branca specialistica che in quei tempi era alla ricerca di medici da formare: la radiologia. Riconosco che è stata una delle scelte migliori della mia vita. Ho avuto ottimi maestri. Mi sono impegnata molto e con grande passione nel mio lavoro e questo i miei ‘pazienti’ lo percepivano. Ho avuto tante soddisfazioni professionali e personali. Entrando in reparto il mattino mi concentravo sul “qui ed ora” e le ore passavano veloci.


Talmente veloci che arrivò altrettanto velocemente la pensione
E poiché la vita è troppo breve per fare una sola cosa ho deciso di non dedicarmi alla libera professione ma a qualcosa di diverso. Perché tanto altro c’era nella mia vita. Un marito con il quale, nonostante la separazione, si è mantenuto un rapporto saldo e importante, due figlie, una psicoterapeuta e dottoranda a Verona, un’altra che, a causa di una grave sofferenza perinatale, è persona con disabilità.
Parlaci del tuo progetto
La mia famiglia mi ha supportata molto, permettendomi di continuare a lavorare, ma la preoccupazione per il Dopo di Noi è stata sempre presente. La domanda “chi si prenderà cura di mia figlia quando io non potrò più farlo “è costante e non lascia respiro. Da qui, una ventina di anni fa, con mio marito Roberto e altre 21 famiglie abbiamo costituito una prima Fondazione di Partecipazione che molto si è impegnata per iniziare a ragionare su queste tematiche, sconosciute ai più. Abbiamo contribuito a formare in collaborazione con l’Ulss9 amministratori di Sostegno, come la nuova legge del 2004 prevedeva, fatto corsi e convegni, insomma abbiamo cercato di stimolare la nascita di una cultura che ancora non c’era.
Nel 2014 poi, con alcune mamme abbiamo deciso che era il momento di andare oltre, di occuparci in maniera pratica dei nostri bisogni e di quelli dei nostri figli. Per me significava attuare quanto già avevo pensato da tempo.

Cosa avete fatto
Noi mamme abbiamo saputo comprenderci ed eravamo convinte che insieme potevamo osare. Abbiamo pensato ad un progetto di vita per i nostri figli con disabilità accompagnati da giovani in pratica della stessa età, predisposti a organizzare il proprio progetto lavorativo e la propria vita. Passo dopo passo, abbiamo prima pensato alle relazioni, al rispetto che deve sottendere ogni relazione. Quando abbiamo capito che i nostri figli stavano bene insieme, abbiamo cominciato a guardarci attorno, cercare cose da fare, altre persone con cui stare, altre famiglie con le quali condividere questo percorso.
Così nasce l’associazione…
Si, lacasavolante nasce così, dalla mente e dal cuore di genitori che vogliono per i propri figli una vita come in famiglia. Perché di famiglia si tratta, una famiglia dove i nostri figli e i figli degli altri imparano a stare insieme, si cercano e si aiutano. Il tutto organizzato da una splendida persona che funge da direttrice, che articola i rapporti con le famiglie, gli operatori, le istituzioni e conosce le possibilità di tutte le persone che vivono lacasavolante e che soprattutto riesce a intercettare i desideri e non solo i bisogni, come noi genitori volevamo.
Come vi siete mossi per concretizzare un progetto di vita come in famiglia

Noi genitori anche grazie alla raccolta fondi abbiamo comprato la nostra prima casa ad Angiari, vincolata al Dopo di Noi, ristrutturata senza barriere, dove da un anno è iniziata la residenzialità assistita dai nostri operatori di prossimità. Disponiamo di un sito realizzato da una professionista volontaria, figlia di una nostra socia fondatrice, dove c’è tutta la nostra storia compresi i nostri continui cambiamenti: www.lacasavolante.org
Cosa vedi nel vostro futuro
Ora siamo Fondazione di Partecipazione e altri cambiamenti ci aspettano. Siamo in rete con altri Enti del Territorio che da tempo si occupano di disabilità e ci sosteniamo reciprocamente. Mi piacerebbe però confrontarmi con altre realtà simili alla nostra, caratterizzata dal fatto che le famiglie hanno un ruolo di primo piano nella progettazione vera e propria. Progettazione che ha come beneficiari primari i nostri figli ma che vede anche dei beneficiari secondari. Gli altri figli, ad esempio, che possono fare il loro progetto di vita senza rinunce, e anche noi genitori che possiamo reinventare questo scampolo di vita.
Tre aggettivi che, a mio avviso, ti descrivono: Sognatrice, talvolta visionaria, coraggiosa.
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Direttore Claudio Gasparini
Giornalista, iscritto all'O.d.G. Veneto dal 1988, collaboro anche con altre testate giornalistiche cartacee, on-line e radiofoniche. Coautore del libro "Eccomi... una storia d'amore con Dio" pubblicato nel 2015. Cavaliere della Repubblica e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Socio Lions, Officer e coordinatore della rivista distrettuale.

















