Bern: il nome perduto di Verona sopravvissuto solo in Lessinia

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Bern: il nome perduto di Verona sopravvissuto solo in Lessinia

Da Dietrich von Bern ai cimbri di Giazza

Verona è conosciuta nel mondo per il suo glorioso passato romano, per la struggente storia di Romeo e Giulietta, per l’Arena, per le architetture medievali e per l’arte rinascimentale. Ma dietro a questa fama si nasconde un’altra identità, meno nota eppure straordinaria: Verona è anche Bern, la città leggendaria dell’epica cavalleresca germanica, patria dell’eroe mitico Dietrich von Bern, alter ego del re ostrogoto Teodorico il Grande. Nei poemi medievali tedeschi, come il Nibelungenlied e il Dietrich-Zyklus, Verona appare con questo nome misterioso e potente: Bern, non come semplice variante linguistica, ma come luogo simbolico della giustizia perduta e dell’onore da riconquistare.

Teodorico, vissuto tra il V e il VI secolo d.C., fu un sovrano ostrogoto che regnò sull’Italia stabilendo la capitale a Ravenna, ma Verona fu una delle sue principali residenze. Fu qui che combatté, costruì e amministrò. La città entrò così nell’immaginario germanico, e nei secoli successivi la sua immagine si trasformò in mito. Nella tradizione epico-letteraria tedesca, Teodorico divenne Dietrich von Bern, eroe esiliato che, dopo essere stato cacciato dal suo regno da un usurpatore, trova rifugio alla corte di Etzel (Attila), e sogna il ritorno a Bern, la sua patria perduta. In queste opere, Bern non è descritta nei dettagli topografici, ma assume il ruolo archetipico della “città giusta”, della patria regale e spirituale da riconquistare. Verona diventa così un luogo dell’anima germanica.

Nel mondo germanofono, tuttavia, il nome Bern come sinonimo di Verona è andato col tempo perduto, rimpiazzato dalla forma latina “Verona”. Ma sorprendentemente, quel nome mitico è sopravvissuto in un luogo inaspettato: le montagne della Lessinia, nel nord della provincia veronese. A partire dal XIII secolo, coloni tedeschi di origine bavarese e tirolese si insediarono in quelle valli portando con sé il loro idioma: il medio alto tedesco. Da quel ceppo nacque la lingua cimbra, ancora oggi parlata in forma residuale a Giazza, l’ultimo paese cimbro rimasto.

Ed è proprio a Giazza che si conserva l’eco vivente del mito: per dire “vado a Verona”, i cimbri locali dicono “I ghea ka Bearn” — vado a Bern (o Bearn), Verona. Una filastrocca dice “ I ghea ka Bearn tze kofan an stearn…”, io vado a Verona a comperare una stella. Una frase che porta con sé più di mille anni di storia linguistica, culturale e letteraria. Nella lingua cimbra vi è il fenomeno della “betizzazione”: la w  e la v tedesche si trasformano in b: Vern diventa Bern.  È come se la voce di Dietrich (Teodorico) vivesse ancora nelle valli, pronunciata non da cantori medievali, ma da anziani pastori e abitanti che tramandano inconsapevolmente una memoria antica. Questo fatto straordinario — che un nome medievale scomparso in Germania sia rimasto vivo solo in Lessinia — è unico in Europa, e rappresenta un ponte prezioso tra la cultura nordica e l’identità storica di Verona.

Il duello tra Teodorico e Sigurd, tratto da un manoscritto del XV secolo.

È interessante notare, poi, che è possibile che insediamenti germanici preesistessero già all’arrivo dei cimbri nel XIII secolo. Alcuni indizi storici suggeriscono che vi fossero presenze longobarde, e forse persino ostrogote, sui monti della Lessinia già nei secoli precedenti. Ciò spiegherebbe la straordinaria continuità culturale e linguistica di questi luoghi, dove il tempo sembra essersi fermato e la leggenda ha trovato rifugio.

Riscoprire Verona come Bern non è solo un esercizio erudito: è un invito a vedere la città con occhi nuovi, come crocevia di culture, come punto d’incontro tra la classicità latina e l’epica germanica, tra la storia e il mito. Potenziare la consapevolezza di questo legame — attraverso studi, percorsi culturali, turismo linguistico e memoria orale — significa valorizzare un’eredità europea condivisa, che unisce Verona alle Alpi e alla Germania medievale. E forse, tra i vicoli della città o i sentieri della Lessinia, potremmo ancora sentire l’eco di un’antica voce che dice: “Io vado a Bern”.

In alto: Ai lati del protiro della basilica di San Zeno, sul lato sinistro, troverete dei bassorilievi in pietra che rappresentano nella parte in alto gli episodi biblici e nella parte in basso la vita di Teodorico.
Nella foto vedete la lotta tra due cavalieri, identificabili nell’uccisione di Odoacre da parte di Teodorico nella battaglia di Verona del 489 d.C.

Foto inviate da Stefano Valdegamberi

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Direttore Claudio Gasparini

Giornalista, iscritto all'O.d.G. Veneto dal 1988, collaboro anche con altre testate giornalistiche cartacee, on-line e radiofoniche. Coautore del libro "Eccomi... una storia d'amore con Dio" pubblicato nel 2015. Cavaliere della Repubblica e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Socio Lions, Officer e coordinatore della rivista distrettuale.

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Commenti

  1. ...chiedere o aspettarsi da una foto una qualche previsione sul futuro sarebbe uscire dal reale servizio che uno scatto dà.…

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