Italia e Spagna: le altre realtà del Brandy
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Italia e Spagna: le altre realtà del Brandy
Il Brandy, il cui nome deriva dal termine olandese brandewijn, che significa “vino bruciato”, è un’acquavite ottenuta dalla distillazione del vino, spesso invecchiata in botti di legno. Le tipologie principali sono Cognac e Armagnac, brandy francesi legati a rigide denominazioni territoriali, il Brandy di Jerez, prodotto in Spagna con il metodo Solera, e il Brandy italiano, riconosciuto con Indicazione Geografica e ottenuto da uve coltivate e vinificate in Italia.
Cognac e Armagnac sono un tipo specifico di Brandy, ma non tutti i brandy sono Cognac e Armagnac. La differenza principale si riscontra nel fatto che il Brandy è una categoria generale di distillati di vino prodotti in tutto il mondo, mentre Cognac e Armagnac rispettano regole rigidissime legate a una specifica zona di produzione della Francia. Inoltre, il Brandy ha un processo più flessibile. Infatti, può essere realizzato con diversi tipi di uve o frutta fermentata e metodi di distillazione variabili. Anche i tempi e i tipi di botti (di rovere francese o americano) variano molto a seconda del produttore e del paese d’origine.

Il Brandy Italiano è un distillato ottenuto esclusivamente da vino bianco nazionale, non da sottoprodotti della vinificazione, per il viene utilizzata principalmente uva Trebbiano. La sua zona di produzione comprende tutto il territorio italiano. Deve avere una gradazione di almeno 38° e un periodo minimo di invecchiamento in botti di rovere di un anno, oppure di 6 mesi se le botti hanno una capacità inferiore a 10 hl. Inoltre, è possibile aggiungere piccole quantità di zucchero invertito (fino a 20 g/l), caramello per il colore e aromi naturali derivati dal legno.
A differenza di altri distillati, come il Cognac, il Brandy Italiano, quindi, non è vincolato ad un territorio specifico di produzione, né a un unico metodo di distillazione (alambicco a colonna o alambicco a caldaia). Allo stesso tempo, non esiste un disciplinare che imponga un invecchiamento standardizzato.
L’intero processo produttivo del Brandy Italiano però è sottoposto a rigido controllo fiscale. Infatti, in Italia, la legge n. 1559 del 7 dicembre 1951 ha stabilito che il distillato di vino prodotto da uve coltivate e vinificate sul territorio nazionale possa fregiarsi dell’esclusiva denominazione di “Brandy Italiano”. Nel 2016, inoltre, al Brandy Italiano è stata riconosciuta l’Indicazione Geografica.


La produzione del Brandy spagnolo, invece, si concentra principalmente in Andalusia, in particolare nella zona di Jerez de la Frontera, e, in misura minore, in Catalogna, nella regione del Penedès. I vitigni principali principali per la sua realizzazione sono soprattutto le uve a bacca bianca Airén, coltivata nella Mancha e usata come base neutra, Palomino (tipica dello Sherry) e, in misura minore, Ugni Blanc e Macabeo.
Per il brandy de Jerez si usano quasi esclusivamente la varietà palomino e talvolta Airén. La dicitura “Brandy de Jerez” si riferisce solo ai prodotti invecchiati nella regione di Jerez. Il Brandy de Jerez è l’unico tutelato da denominazione di origine, mentre per gli altri Brandy valgono le stesse classificazioni ma senza la dicitura “de Jerez” posposta.
La distillazione può avvenire tramite colonne di distillazione (ad alta o bassa gradazione) o con alambicchi discontinui. Per l’invecchiamento viene utilizzato il Sistema Criaderas y Soleras: il Brandy viene fatto invecchiare in botti di rovere americano che in precedenza siano state condizionate” (envinado), ovvero che abbiano ospitato per almeno 3 anni uno dei vini di Jerez (Sherry) – come Fino, Oloroso o Pedro Ximénez -, con un sistema dinamico di travasi chiamato Criaderas y Soleras. In questo metodo le botti sono disposte in pile a forma di piramide: le botti a terra (Solera) contengono il Brandy più vecchio e pronto per l’imbottigliamento, mentre i livelli superiori (Criaderas) contengono distillati progressivamente più giovani.
In base alle tempistiche di invecchiamento il Brandy può essere suddiviso in tre categorie: Solera, con un invecchiamento minimo di 6 mesi o 1 anno, a seconda dei disciplinare di produzione; Solera Reserva con un Invecchiamento minimo di 1 anno; Solera Gran Reserva, con un invecchiamento superiore ai 3 anni che può raggiungere fino a più di 10 anni. Il brandy dovrò avere una gradazione alcolica tra i 36 e i 40. Inoltre, è consentita per disciplinare l’aggiunta di caramello naturale e di zucchero fino a un massimo di 35 g/l.
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Andrea Sansoni
Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Siena, ho conseguito un Master in Critica Enogastronomica con IFA (Italian Food Academy), e sto completando la Laurea Magistrale in Editoria e Giornalismo all’Università degli Studi di Verona. Sommelier AIS e collaboratore nella ristorazione, mi occupo di comunicazione e consulenza relativa al settore food&wine e frequento fiere di settore alla scoperta di prodotti e produttori. Inoltre, collaboro come redattore al blog enogastronomico Bacche di Ginepro.

















